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Casa. La legge 431 va ridiscussa. Affitti alle stelle, aumento degli sfratti

ROMA – Il sindacato ASIA-USB, presente al Tavolo nazionale indetto dal Ministero delle Infrastrutture, ha fatto sapere  che non presenterà emendamenti per ratificare la nuova Convenzione Nazionale per la determinazione dei canoni di locazione.

La decisione deriva dalla necessità di aprire un vero confronto tra le forze sociali ed i rappresentanti delle istituzioni sugli effetti nefasti della legge 431/’98 che ha liberalizzato gli affitti, affinché venga elaborata una nuova legge che garantisca il diritto alla casa. L’ASIA-USB ha chiesto di mettere agli atti un documento  in cui si motivano le ragioni di tale posizione.

La legge 431/’98, nota come riforma degli affitti, avrebbe dovuto, attraverso la liberalizzazione dei canoni, gli incentivi fiscali per i proprietari e il bonus casa per gli inquilini a basso reddito, sbloccare il mercato immobiliare, combattere il fenomeno dei contratti in nero e delle case sfitte, dare impulso, attraverso il canale concordato, all’offerta di case a prezzi equi ed accessibili. L’obiettivo illusorio era quello di regolare il libero mercato, prevedendo norme che lo rendessero al contempo economicamente sopportabile e trasparente.

Ma già nel 2006 lo stesso CNEL avanzava delle critiche alla 431/98, proponendo degli aggiustamenti che sono stati completamente ignorati dal legislatore. A diciotto anni di distanza il bilancio sugli effetti della 431/98 è fallimentare: la liberalizzazione dei canoni ha comportato una crescita straordinaria degli affitti, con livelli record nelle città metropolitane, e centinaia di migliaia di sfratti.

Intanto la situazione alloggiativa nel nostro Paese è divenuta drammatica: 3 milioni le famiglie italiane in difficoltà con il pagamento delle spese per la casa (oltre una su 10); 344.419 provvedimenti di sfratto, emessi negli ultimi 5 anni, il 90 % dei quali per morosità. Un quadro ancora più preoccupante vista l’assenza, ormai endemica, di una politica pubblica per il diritto all’abitare, con il patrimonio di edilizia popolare inferiore al 4% del totale degli immobili, rispetto ad una media europea del 20%, con punte del 50% nei paesi del nord Europa.

Per tali ragioni, l’ASIA-USB ritiene che il problema non possa essere affrontato con meri aggiustamenti tecnici per stabilire i criteri con cui fare gli accordi territoriali sul canone concordato, e riproporrà la imprescindibilità di una discussione sulla legge 431/’98 alla successiva riunione del Tavolo presso il MIT, fissato per il 12 ottobre prossimo.

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