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Renzi, Sanders e la complessità del reale

Ogni piazza merita rispetto, e piazza del Popolo, dove ieri si è radunato il PD renziano, quello per cui “basta un SÌ” per risolvere tutti i problemi dell’umanità, non fa eccezione.

Merita rispetto la scelta dei dirigenti come Bersani e Speranza che non se la sono sentita di recarsi in un luogo che considerano ormai ostile, a tifare di fatto per un esito referendario che vogliono, al contrario, scongiurare, considerandolo nefasto per il Paese, e merita rispetto chi come Cuperlo, invece, in quella piazza ha deciso di andarci ugualmente per star vicino – sostiene lui – alla propria gente, pur mantenendo il proprio scetticismo e le proprie perplessità in merito a una riforma che non convince e non appassiona la maggior parte del popolo di sinistra e della base storica del Partito Democratico. 

Merita un po’ meno rispetto l’idea, rilanciata da alcune testate, di dar vita a una sorta di Sinistra per Renzi, la quale dovrebbe vedere protagonisti lo stesso Cuperlo, l’ex sindaco di Milano Pisapia e il sindaco di Cagliari Zedda, trattandosi di un ossimoro che nasconde una resa culturale senza precedenti e senza sbocchi apprezzabili, essendo Renzi la negazione stessa di tutti i valori nei quali la sinistra si è sempre riconosciuta nel corso della propria storia. 

Ciò che, al contrario, merita di essere stigmatizzato con la massima fermezza è il passaggio del discorso di Renzi dedicato a Bernie Sanders, citato strumentalmente in contrapposizione all’atteggiamento, a suo dire divisivo e sleale, della minoranza interna di Bersani e Speranza. 

Perché vedi, caro Renzi, nel momento in cui ha sconfitto Sanders alle Primarie, la Clinton non gli ha detto “ciaone” via Twitter, non ha sostituito i deputati a lui vicini in una commissione della Camera solo perché in disaccordo con alcune delle sue idee, non ha utilizzato termini orribili come “rottamare”, “asfaltare” e simili, non si è alleata, di fatto in pianta stabile, con alcuni protagonisti delle peggiori esperienze politiche repubblicane al fine di mettere fuori gioco, o comunque rendere pressoché ininfluente, la sinistra del proprio partito, non ha umiliato il mondo della cultura e della conoscenza utilizzando termini come “professoroni” e “professionisti della tartina”, non ha fatto nulla di tutto questo ed è per questo che oggi Sanders, sia pur con mille, legittimi dubbi, la sostiene lealmente. E nonostante sia una candidata invisa a gran parte della base liberale dei democratici americani, il senatore del Vermont si sta facendo in quattro per convincere gli scettici e gli indecisi a sostenerla il prossimo 8 novembre, ponendo queste rispettabili persone di fronte allo scenario, catastrofico per l’umanità intera, di un’eventuale vittoria di Donald Trump. 

Vedi, caro Renzi, se anziché comportarti come ti sei comportato in questi anni, avessi accolto le nostre idee e valorizzato la pluralità e la ricchezza interna al PD, se avessi evitato di dire pubblicamente che Marchionne è meglio di Landini e che la CGIL è l’equivalente di un telefono a gettone nell’era degli iPhone, se avessi evitato di mistificare e calpestare sistematicamente la nostra storia, i nostri valori, le nostre tradizioni e la nostra cultura politica nonché le battaglie di una vita contro gli aspetti più deteriori del berlusconismo, se avessi ascoltato e fatto tue le nostre critiche costruttive sulla legge elettorale e sulla riforma della Costituzione, se avessi evitato di inimicarti il mondo della scuola, quello del lavoro, gli ambientalisti, centinaia di migliaia di militanti e milioni e milioni di elettori, disposti a votare chiunque pur di darti una sberla, se avessi scongiurato che nascessero alla tua sinistra non uno ma addirittura due partiti, se dopo l’elezione di Mattarella ti fossi preoccupato di riunire il PD e di essere il segretario di tutti, se, al pari di Hillary, se non altro per convenienza, avessi presentato una piattaforma programmatica tra le più progressiste di sempre, ricucendo anche i rapporti con un’acerrima rivale come Michelle Obama, insomma se avessi fatto politica, sarebbe stato persino possibile camminare insieme. Poiché non hai fatto nulla di tutto ciò, puntando costantemente sulla divisione e sul superamento di princìpi e ideali che noi non consideriamo rottamabili, sei stato tu a sancire, di fatto, una frattura insanabile fra un partito trasformato in una sorta di comitato elettorale permanente al tuo servizio e una serie di mondi che un tempo si riconoscevano nella più grande formazione della sinistra riformista italiana. 

E così, disarmando il campo della sinistra ulivista, rivendicando senza pentimenti tutti gli strappi e addirittura vantadoti di essere oggi solo contro tutti, sappi che, comunque vada a finire il prossimo 4 dicembre, ti ritroverai, per l’appunto, da solo, con un Paese che non si fida più di te, un governo più fragile e una Costituzione che, invece di essere la casa comune di tutti gli italiani, sarà comunque più debole e divisiva e, dunque, meno in grado di arginare le spinte populiste e i pericolosissimi venti di destra che si levano in ogni angolo del pianeta, comprese le nostre latitudini. 

Per questo, comunque vada a finire, sarai uno sconfitto, con l’aggravante di crederti un gran furbo, incapace in realtà di analizzare a fondo la complessità del reale e perdendo di vista le molteplici sfumature di un mondo che, proprio perché cambia ad una velocità mai vista prima, avrebbe bisogno di un pensiero solido, di una visione nitida ed inclusiva e di statisti in grado di fermarsi a riflettere e di porre l’orecchio a terra per sondare gli umori di chi è rimasto impigliato nelle maglie di una crisi devastante, assai più di un abilissimo showman che, esaurite le battute e i cinguettii, perdonami, ma ha ormai davvero poco da dire.

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