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ROMA – Per ragioni di sicurezza indotte dal terremoto, la conclusione del 35mo Primo Piano sull’Autore, manifestazione diretta da Franco Mariotti, invece che a Spoleto, si è svolta a Roma.

L’evento acquista tanto più valore in un momento difficile e onora le autorità che, per voce dell’assessore alla cultura Camilla Laureti, han dato appuntamento nel 2017 nella bella e colta cittadina umbra. L’autore in Primo Piano quest’anno è stato il regista Pasquale Squitieri – da tutti conosciuto per “Il prefetto di ferro” e “Atto di dolore”- messo a fuoco nel convegno dal titolo “Il piacere della libertà”, a indicarne la personalità forte e non conformista. 

Ha aperto la giornata di studio l’atto unico “Piazzale Loreto” scritto e diretto da Squitieri, con Ottavia Fusco nella parte di Edda Ciano, e Marino Masè (già interprete de I pugni in tasca) nel ruolo di un amico. Il film racconta di Edda Ciano che, insieme al misterioso amico Fosco, riflette sugli avvenimenti di Piazzale Loreto, quando i corpi senza vita di Mussolini e della Petacci furono appesi per i piedi e offerti all’oltraggio di una folla inferocita. In “Piazzale Loreto” è nominato Massimiliano Robespierre e tutto il film è un grido di dolore che sviscera i rapporti umani regolati dalla legge del taglione.

La folta platea di critici e appassionati ha poi lungamente applaudito la proiezione de“L’altro Adamo” diretto da Pasquale Squitieri nel 2014, con protagonista un bravissimo Lino Capolicchio, sul quale il tempo ha impresso solo eleganti variazioni sul tema, la giovane e graziosa Marianna Jensen, i bravi Ottavia Fusco e Saverio Mastelloni. Il film racconta di Adamo, un uomo che ha accettato virtualità e solitudine come difesa in un mondo affamato e feroce, dal quale scappano solo i fortunati che possano pagarsi un futuro nello spazio. Adamo chiede al computer di usare “l’emotional computing”, una spettacolare invenzione capace di realizzare un suo doppio che viva un’esistenza di sogno con valori autentici. L’intelligenza artificiale lo accontenta e Adamo sperimenterà una relazione d’amore il cui finale pone tragici interrogativi.

Da qui Squitieri ha aperto ai grandissimi, difficilissimi temi della nostra specie. Ha interrogato i presenti, anche sollecitando la critica, pur se la platea era più  incline alla riflessione. Squitieri ha lanciato il sasso: “ Tra dieci anni saremo nove miliardi e la robotica sostituirà gran parte del nostro lavoro, il rischio è quello di un mondo cannibale”. Ha parlato di sesta estinzione dell’umanità. Che l’animale uomo si trovi sulla soglia di una catastrofe di proporzioni globali a causa dell’incremento esponenziale della popolazione è al centro di “Inferno”, l’ultimo best-seller di Dan Brown: problema vero, che sollecita artisti e scienziati.

Squitieri ha definito spettacolo da far west le ultime elezioni americane. A Donald Trump, a proposito delle dichiarazioni misogine, avrebbe voluto ricordare di esser nato dallo stesso buco. Squitieri considera un male il non riconoscere la madre in ogni donna, come lo smembramento della famiglia. Parla anche di Matteo Renzi, inizialmente osannato per le sue capacità poi detestato perché, avendo assunto troppo potere, si è rovesciata su di lui l’invidia. “Ogni dittatura nasce perché il popolo la lascia nascere – ha concluso – così come ogni rivoluzione”. 

“Sono sempre stato un regista scomodo – ha detto di sé – non acclamato per il mio valore ma per i temi scottanti che ho affrontato con i miei film. Questo a lungo andare, ha limitato le mie capacità di pensiero. Sono sempre stato perseguitato dall’invidia, ma nonostante tutto ho fatto ben ventiquattro film”. E ha chiarito che in ogni sua opera è andato alla ricerca di un valore. Il regista non si è sottratto al racconto dei momenti bui. Nel 1981 Pasquale Squitieri fu condannato per fatti risalenti al 1966, quando era impiegato al banco di Napoli, dai quali si è sempre dichiarato estraneo. Hanno commosso il pubblico, le parole scritte in carcere dal regista e dirette al critico e amico Valerio Caprara, che ha moderato i lavori del 35mo Primo Piano. Caprara ha letto ad alta voce la lettera di Squitieri che gli confidava: “Vivo con amarezza questa situazione. L’articolo che hai scritto su di me sul Mattino e la tua solidarietà mi ha aiutato. Vivo una realtà d’isolamento ma non intendo sfuggire. Sto affrontando un’accurata persecuzione e il vostro appoggio mi sta aiutando a non affondare”. Il regista non ha celato poi le sue condizioni di salute: “Da sette anni combatto contro un cancro al polmone, a causa del quale ho dovuto subire la chemioterapia”. Ma ha salutato i presenti con l’augurio di un prossimo film.

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