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Al di là delle simpatie e delle antipatie personali di ciascuno di noi, al di là del giudizio storico che ciascuno di noi dà in merito alla Rivoluzione cubana e alle sue conseguenze, nonché al modo non certo ortodosso di gestire il potere da parte di un leader tanto amato dal suo popolo quanto discusso a livello internazionale, al di là di tutto, piangiamo oggi la scomparsa di un rivoluzionario che ha segnato in maniera indelebile la storia del Ventesimo secolo. 

Rivoluzionario, governante, icona globale della sinistra, dotato di un fascino e di un carisma secondo solo a quello del “Che”, che fu suo compagno nella battaglia contro la barbarie senza dignità di Fulgencio Batista, Castro è riuscito nell’impresa di difendere i diritti e le libertà della sua gente nonostante l’embargo, di garantire all’isola del sigaro Avana una sanità e un’istruzione di prim’ordine e di difendere l’idea stessa del socialismo in una stagione ferocemente liberista e caratterizzata da un capitalismo sfrenato e nocivo per il concetto stesso di umanità.

È sopravvissuto a molteplici attentati e ha resistito all’inevitabile corrosione del tempo, ha lottato contro il demone della stanchezza e i costanti tentativi di rovesciarlo, ha difeso la “Revolución” e, più che mai, ciò che essa ha rappresentato in termini di giustizia e di uguaglianza, ha tutelato i più deboli ed è stato ripagato dalle loro sincere manifestazioni d’affetto. 

Guai a farne un santino, guai a difendere l’indifendibile, guai a tacere sui misfatti del castrismo, lasciandosi guidare più dall’esaltazione e dall’irrefrenabile slancio ideologico che dalla rigorosa analisi storica dei singoli eventi e della loro globalità; tuttavia, è innegabile che le aperture nei confronti della Chiesa, con Giovanni Paolo II e in particolare con papa Francesco, e la conclusione dell’ostilità con gli Stati Uniti, che durava da oltre mezzo secolo e che ci auguriamo di cuore che Trump non riacutizzi, siano meriti di portata internazionale, destinati a modificare per sempre il corso degli eventi. 

E così, in quest’attimo d’addio, di fronte a una salma ingombrante, la cui memoria rimarrà indelebile in ogni angolo del mondo, persino fra chi l’ha odiato e messo violentemente in discussione per decenni, sfogliando l’album dei ricordi e riandando con la mente a centinaia di manifestazioni in cui è sventolata la bandiera di Cuba, più per ciò che evocava che per ciò che rappresentava realmente, possiamo dire che nessuno ha incarnato come quest’uomo l’anima e lo spirito del popolo cubano e che per molti era e rimarrà per sempre il ragazzo idealista che li liberò quando la maggior parte degli attuali abitanti di quella terra non era ancora nata. 

E il mito continuerà, con i suoi dubbi e le sue contraddizioni, le sue spigolosità e il suo carattere intrepido, indomito e controverso con il quale persino i più acerrimi nemici si sono dovuti confrontare, fin quasi a provare nei confronti di esso un’inconfessabile senso di ammirazione. 

Una stagione si è conclusa per sempre, una nuova fatica a nascere: è comprensibile, visto il peso di un confronto impossibile da sostenere. Bisognerà dotarsi di un’ideologia e di una lettura storica del presente all’altezza della complessità del reale, a Cuba come altrove, e anche questa non sarà un’impresa semplice da compiere. 

Che la terra ti sia lieve e il cielo ti accolga con leggerezza, indimenticabile compagno Fidel!

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