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“Gobseck”, l’avaro secondo Balzac

“Gobseck”, ritratto affascinante di un usuraio, è un racconto di Balzac pubblicato nel 1830, universalmente considerato il suo primo capolavoro.

La storia inizia in un salotto parigino, dove madame de Grandlieu confida all’avvocato Derville la propria contrarietà a che la figlia sposi un certo Ernest, la cui madre ha dissipato l’intero patrimonio a causa di una relazione illegittima con un dandy. L’avvocato Derville, che ha conosciuto il giovane Ernest, per tranquillizzarla la informa di fatti, dei quali è stato testimone, che dimostrano a madame come il giovanotto sia tutt’altro che un cattivo partito. Tale circostanza non è che lo spunto per introdurre, in primissimo piano, Jean Esther van Gobseck, un usuraio, un avaro il cui senso della vita si realizza grazie al denaro fine a se stesso. 

Attraverso avventure coinvolgenti, relazioni tipiche del tempo, narrate dall’avvocato Derville – personaggio che gli amanti dello scrittore troveranno anche in “Splendori e miserie delle cortigiane” e nel “Colonnello Chabert” – Balzac raffigura il protagonista con una complessità e una finezza psicologica che fa di Gobseck l’incarnazione del potere dell’oro e del piacere della manipolazione umana attraverso di lui. Come tutti i modelli realistici, Gobseck è una personalità con molte sfumature, mai definitivamente bianca o nera, imprevedibile, in grado persino di momenti di generosità, quando scorge nelle sue vittime un barlume di nobiltà d’animo. Il finale, che non racconto, propone la visione balzachiana dell’avaro: un uomo teso a un accumulo inesistente, incapace di godersi la ricchezza della vita.

Honoré De Balzac

Gobseck

Passigli Editore 2016

Pagine 109

Euro 8.50

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