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Gigio Donnarumma e l’anima del calcio

In un mondo del calcio sempre più triste e arido di sentimenti, in cui i riccastri proprietari del Leicester hanno esonerato Claudio Ranieri a causa di una stagione che tutti sapevano fin dall’inizio che non avrebbe potuto ripetere i fasti della precedente, in questo ambiente senza pietà e senza gratitudine, privo di ogni umanità, di ogni gentilezza e, talvolta, finanche del senso del ridicolo, compie diciott’anni Gianluigi Donnarumma, per tutti Gigio. 

Il portierino del Milan che, pur essendo poco più che un ragazzo, può vantare già oltre cinquanta presenze in Serie A e sembra ormai un veterano, è forse una delle ultime luci accese nella notte fonda di un sistema asfissiante, uno dei pochi fari rimasti nella barbarie di un tempo senza storia e senza passione, senza poesia e senza bellezza, senza un minimo di riconoscenza e nel quale conta davvero unicamente vincere, senza rendersi conto di quanto sia assurdo pretendere che tutti arrivino sempre primi e senza saper apprezzare il valore di un posizionamento magari non lusinghiero ma comunque dignitoso. 

Il Milan di Montella, per esempio, pur non essendo certo ai livelli che gli competono, pur non essendo in grado di far rivivere a breve gli antichi fasti, pur essendo una squadra da sesto-settimo posto, ha avuto comunque il non piccolo merito di lanciare un gruppo di talenti italiani (da De Sciglio a Locatelli, senza dimenticare lo stesso Gigio, Calabria e molti altri ancora) che in futuro, se adeguatamente valorizzati, potrebbero garantire ai colori rossoneri una nuova stagione di felicità sportiva. 

Non è, dunque, un male questa posizione di classifica, come non sembra essere affatto male il progetto tecnico-tattico che l’allenatore campano ha allestito, e dispiace che i mezzi d’informazione nazionali, innamorati sempre e solo di chi vince, chiunque esso sia, non sappiano o non vogliano cogliere questi aspetti, tutt’altro che secondari nella rinascita di una società proveniente da alcune stagioni oggettivamente deludenti ma, a quanto pare, intenzionata a tornare a recitare un ruolo da protagonista.

Il guaio è che al calcio attuale, specchio fedele della società, manca un’anima, un valore, una capacità di suscitare passioni autentiche, emozioni e speranze. E allora salvati, Gigio, ribellati, vola da un palo all’altro, cresci sereno, non dar retta né ai “laudatores” né ai denigratori, infischiatene dei commenti, siano essi benevoli o malevoli, trova in te stesso la forza e le motivazioni per andare avanti, conserva la tua umiltà e il tuo desiderio di imparare, rimani rispettoso e affabile, maturo di quella maturità mista alla salutare incoscienza dei tuoi diciott’anni che ti ha reso un idolo di tutti gli sportivi veri, compresi coloro che non si riconoscono nei colori rossoneri, e che ha fatto di te un predestinato, l’erede designato di Buffon, ossia di un mito che rientra, probabilmente, fra i tre più grandi interpreti del ruolo di tutti i tempi. 

Non fermarti, Gigio, non cambiare, non aver paura di sbagliare, non smettere mai di osare, non preoccuparti se qualcosa non va come dovrebbe, se i risultati non arrivano, se non ottieni tutto e subito e se pochi sono in grado di apprezzare chi non solleva trofei a ripetizione: anche Ferguson, prima di trionfare ovunque, ha dovuto aspettare qualche anno, lo stesso Buffon è diventato il mito che tutti conosciamo e ammiriamo solo in seguito all’approdo a Torino, anche se nel Parma di fine anni Novanta va detto che si era già tolto alcune notevoli soddisfazioni; nessuno è nato imparato e nessuno ha il diritto di metterti in discussione, in quanto figure come la tua sono l’anima di un’altra idea di calcio, di società e di futuro, i simboli più belli di una generazione assetata di riscatto, il sogno proibito di chi vorrebbe poterti sostenere ogni domenica nella propria squadra del cuore, magari nella mia Juve, come erede, a quel punto definitivo, di SuperGigi, gli emblemi di una pulizia, di un’onestà e di una correttezza che commuovono proprio per la loro rarità e per i messaggi positivi che trasmettono in questa fase storica. 

Buon compleanno, Gigio! E, per dirla con i versi di un grande poeta, augurati sempre che la strada sia lunga perché solo così potrai capire fino in fondo, e veramente, ciò che l’approdo a Itaca vuole significare.

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