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Articolo Uno fra memoria e futuro

Un Tempio di Adriano listato virtualmente a lutto, uno Speranza umanissimo che si domanda se sia stato giusto convocare una riunione così importante in un momento in cui il cuore di tutti è pervaso dalla scomparsa di un padre nobile della sinistra come Alfredo Reichlin, un senso di spaesamento collettivo e il desiderio, la necessità, il disperato bisogno, tuttavia, di guardare avanti: questa è stata l’assemblea costitutiva di Articolo Uno, con annessa presentazione del simbolo. 

Un pomeriggio romano aperto, per l’appunto, dal ricordo del grande dirigente scomparso affidato a Massimo D’Alema, poi la lettura del verbale della Costituente contenente il dibattito che precedette l’approvazione dell’articolo 1 della Costituzione (ad opera di Lara Ricciatti, la più giovane deputata del gruppo), poi il professor Dogliani che spiega la genesi dell’articolo più importante della Carta e Anna Falcone che ricorda la battaglia costituzionale vinta lo scorso 4 dicembre, infine, come detto, Roberto Speranza, con Bersani e il resto dei gruppi parlamentari di Camera e Senato in platea ad ascoltare. 

Una sala piena, un discreto numero di giornalisti e fotografi e una miriade di riflessioni: dall’apertura di Bersani al M5S alle sorti di questa difficile, per non dire squallida, legislatura, con l’ansia per i drammatici fatti occorsi a Londra e la mente rivolta alle celebrazioni europee di sabato prossimo. 

Un pensiero personale a Sergio Mattarella e al suo splendido discorso svolto ieri alla Camera: un ringraziamento speciale per aver tenuto alta la bandiera della dignità europea e per aver ribadito la sua contrarietà a tutti i muri e a tutte le barriere, ai populismi, alla demagogia e ad ogni sorta di barbarie. 

E un pensiero anche a due fatti accaduti quindici anni fa che ben si intrecciano, nel bene e nel male, con il programma socio-politico della nascente forza di sinistra: la manifestazione di Cofferati al Circo Massimo contro lo smantellamento dell’articolo 18, poi purtroppo riuscito a Renzi, e il tragico omicidio, pochi giorni prima, del professor Marco Biagi a Bologna.

Tenere viva la memoria, far sì che non si perdano mai determinate lezioni morali e custodire attentamente i valori costitutivi del nostro stare insieme: se vogliamo lasciarci alle spalle il renzismo e tutto ciò che esso ha rappresentato e tuttora rappresenta dobbiamo ripartire anche e soprattutto da qui. 

Verrà poi il tempo dell’unità, del dialogo serrato, del confronto e dell’incontro con quelle forze politiche, come ad esempio il partito di Civati, che si sono dette sin d’ora disponibili a dar vita ad un unico soggetto della sinistra, alternativo ad un PD che, forse, non si chiamerà neanche più PD, visto che, in caso di vittoria elettorale di Macron in Francia, la tentazione macronnista diventerà per Renzi pressoché irresistibile. 

Un partito sfidante nei confronti dei 5 Stelle, radicalmente alternativo alle destre vecchie e nuove, non disponibile a larghe coalizioni di sedicenti “responsabili”, venate da una buona dose di trasformismo scilipotico, e autonomo e propositivo sui temi fondanti del nostro patto civile (il lavoro come base della dignità umana, la sovranità popolare e il rafforzamento della democrazia e dei suoi strumenti d’azione): queste le linee guida di Articolo Uno, questa la base ideologica dei suoi esponenti e questo il punto di partenza per guardare al futuro, coscienti degli errori del passato e fortemente intenzionati a non ripeterli. 

Un pomeriggio per sperare, per crescere e per programmare insieme mesi e anni che si preannunciano decisivi per l’avvenire dell’Europa e dell’intero Occidente. Diciamo che è andata bene e fermiamoci qui mentre Reichlin da lassù ci osserva con la sua straordinaria e inestinguibile curiosità.

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