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Tortorella e Milian: le due Italie

Se n’è andato a ottantanove anni Cino Tortorella, per tutti Mago Zurlì, simbolo dell’Italia dello Zecchino d’Oro, di quell’Italia bonaria, dolce e spensierata che cercò, nel dopoguerra, di ripartire e tornare alla normalità e vi riuscì con incredibile bravura, consentendo alle nuove generazioni di vivere un’infanzia serena, una giovinezza all’insegna della speranza e una vita adulta caratterizzata da un lavoro sicuro e da solide prospettive per il futuro. 

E Cino Tortorella era l’emblema di quest’Italia felice, per nulla pentita della sua bontà, della sua gentilezza, del suo garbo, del suo desiderio collettivo di guardare avanti e della sua ingenuità: pulita, semplice, sincera. 

Tomás Milián, scomparso a Miami all’età di ottantaquattro anni, era invece l’esatto opposto. Soprannominato “Er Monnezza”, era il protagonista di una certa Roma che abbiamo poi ritrovato in “Suburra” e nelle cronache di Mafia Capitale: una terra di mezzo contro cui si batteva con metodi rudi, prontezza di spirito e di mani e una rara capacità di entrare in sintonia con il pubblico, al punto che il suo personaggio, burbero e sgraziato, divenne ben presto un mito per più di una generazione.

Erano le due Italie: quella di buoni sentimenti e quella della lotta contro la sporcizia e il marciume, quella dell’ottimismo e quella della barbarie, quella della gentilezza di quando ancora si credeva in qualcosa e quella livida dell’inizio del declino. 

Li ha divisi tutto: nazionalità, stile, professione, ruolo sociale e forse persino la visione del mondo. Li ha accomunati il giorno della morte, l’affetto del pubblico, la potenza e l’emotività di un ricordo collettivo, la meraviglia e lo stupore di quanti li hanno scoperti solo ora e il sincero dispiacere di chi li ha conosciuti da piccolo e ora li rimpiange. 

Un addio sobrio, garbato, lontano dallo stile sguaiato della stagione contemporanea e, proprio per questo, magnificamente anacronistico. 

Due vite al capolinea, una ridda di pensieri e, in fondo, un sorriso, riflettendo su tutto ciò che ci hanno lasciato e che per fortuna resterà.

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