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Calcio. Ricordando Morosini e la sua umanità

Piermario Morosini aveva venticinque anni quel maledetto 14 aprile di cinque anni fa, oggi ne avrebbe trenta e sarebbe, senza dubbio, un calciatore affermato. Era bravo, umile, dolce, era rimasto un ragazzo della porta accanto nonostante i soldi, la celebrità e le attenzioni dei molti osservatori che ne avevano colto le qualità umane, oltre che quelle atletiche.

Il suo cuore fragile non resse e all’Adriatico di Pescara, poco dopo la metà del primo tempo, il ragazzo si accasciò sul prato e non si rialzò più. Un’immagine sconvolgente che fece il giro del mondo, tanto che Livorno e Vicenza ritirarono per sempre la maglia numero 25 (il numero di Morosini), il Barcellona scese in campo con il lutto al braccio e il mondo del calcio si interrogò a lungo se fosse possibile salvarlo ma anche se fosse giusto che un ragazzo con il cuore tanto debole e con precedenti familiari che avrebbero dovuto far suonare quanto meno qualche campanello d’allarme giocasse a certi livelli. 

A noi, con tutto il rispetto per le vicende giudiziarie, gli accertamenti e le dispute, pur lecite e sensate, cui abbiamo assistito in questi anni, di tutto ciò importa poco o nulla. Ciò che ci interessa è ricordare la squisita persona di Piermario, il suo sorriso, il suo carattere solare, il suo amore per la vita e la sua costante lotta contro tutte le assurdità e le ingiustizie di questo mondo. 

Ci piace ricordare il suo percorso umano e sportivo, la sua disponibilità, il suo essere un punto di riferimento per i compagni e la grande stima che riusciva a guadagnarsi anche da parte degli avversari. 

Ci piace pensare che sia andato a giocare lassù, dunque sia felice, benché avvertiamo il vuoto straziante della sua mancanza. 

E riteniamo giusto ricordarlo e rendergli omaggio, deporre un fiore sulla sua tomba e continuare a giocare, a seguire il calcio e ad amare e credere nello sport e nei suoi valori perché siamo sicuri che lui avrebbe voluto così.

Riposa in pace, piccolo grande uomo.

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