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Villeneuve e Bandini: morirono in pista, divennero eroi

Gilles Villeneuve, scomparso nella clinica universitaria di Lovanio, in Belgio, in seguito al terribile incidente in cui era incappato sul circuito di Zolder l’8 maggio di trentacinque anni fa, e Lorenzo Bandini, scomparso a Monaco il 10 maggio di cinquant’anni fa, dopo tre giorni d’agonia, in seguito al tragico incidente che lo aveva visto protagonista nel corso del Gran Premio di Montecarlo, rimarranno per sempre nel cuore di tutti noi.

Ad accomunarli, infatti, c’era quel mito imperituro che è la Rossa di Maranello, a bordo della quale persero la vita mentre correvano eroicamente verso nuovi traguardi: l’uno nel corso delle qualifiche del sabato, l’altro nel pieno della gara. 

E a questi miti morti giovani, lasciando nel cuore dei tifosi un vuoto incolmabile ed un dolore impossibile da rimarginare, anche ora che celebriamo due anniversari così lontani nel tempo, va non solo la nostra stima e la nostra gratitudine ma anche la sincera riconoscenza di chi sa che quei due drammi sono serviti per accrescere ulteriormente le misure di sicurezza in un ambiente in cui la morte ti corre costantemente accanto, al punto che ancora non abbiamo metabolizzato fino in fondo lo shock per la scomparsa di Ayrton Senna a soli trentaquattro anni, in una domenica di ventitré anni fa che rimarrà fra le pagine più tristi nella storia dello sport mondiale. 

Gilles Villeneuve, canadese, padre di Jacques e personaggio estremamente amato dagli sportivi di tutto il mondo, era non solo un formidabile pilota ma anche un personaggio che tutti avrebbero voluto avere come amico, essendo nota la sua bontà d’animo in un mondo in cui il cinismo e la volontà di affermarsi ad ogni costo tendono a farla da padroni.

Bandini, invece, era un italiano che aveva cominciato a correre in una stagione pionieristica, quando davvero ogni corsa poteva essere l’ultima, e si era guadagnato la stima e la considerazione di tutti per la sua correttezza e il suo coraggio, tanto che ai suoi funerali presero parte circa centomila persone e persino papa Paolo VI si unì al cordoglio di un Paese incredulo di fronte alla sua morte. 

La classe e la grandezza sportiva di questi due talenti è stata senz’altro accresciuta nella memoria collettiva dal loro drammatico e prematuro epilogo. Ciò non toglie che abbiano segnato un’epoca, che siano stati dei punti di riferimento per la collettività e che questa li consideri alla stregua di eroi sventurati, martiri di una passione che purtroppo non fa sconti e non ammette distrazioni.

E ora, da lassù, Lorenzo e Jacques ci guardano, correndo insieme lungo le piste della fantasia.

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