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Paul Gascoigne: il lento declino di un predestinato

Paul Gascoigne compie cinquant’anni e Dio solo sa se arriverà a sessanta. Un campione ma, al contempo, un uomo fragile e afflitto da un alcolismo ormai divenuto cronico che lo ha reso irriconoscibile, mettendo seriamente a rischio la sua salute e la sua credibilità.

Un fuoriclasse, questo guascone inglese soprannominato “Gazza”: non c’è dubbio che lo sia stato e che anche in Italia abbia donato gioia e serenità ai tifosi della Lazio che hanno avuto l’onore di vederlo giocare con la maglia della propria squadra. 

Un disperato, predestinato al talento e poi al declino: Gascoigne è stato ed è anche questo, e la tristezza per come si è ridotto è ulteriormente accresciuta dall’idea che le cose sarebbero potute andare diversamente se solo avesse commesso meno errori, se solo si fosse dimostrato più maturo, più uomo, meno narcisista, più attento al proprio lavoro e, forse, anche meglio guidato da un ambiente che, al contrario, ne ha tollerato tutti gli eccessi e le esagerazioni. 

Paul Gascoigne ed una vita che difficilmente potrà tornare sui binari giusti, dopo essersi persa per tanti anni tra fiumi di birra, comportamenti smodati, drammatici atti di autolesionismo e sistematiche violenze contro se stesso e chi ancora gli vuole bene. 

È un compleanno amaro, dunque, quello di questo funambolo dello sport che avrebbe potuto avere tutto dalla carriera e dalla vita e, invece, ha sprecato malamente la propria classe, la propria grazia, la propria eleganza, il proprio genio e persino la propria sregolatezza, annullandosi in un fiume velenoso di gocce d’annientamento che hanno finito con l’inaridirne l’anima e con il privarlo di quella bellezza, interiore ed esteriore, di cui pure Madre Natura lo aveva dotato. 

Un lento e silenzioso addio: il piano inclinato di un’esistenza perduta e di un destino che, purtroppo, sembra già scritto, facendo di Gascoigne il perfetto erede di Best, oltretutto senza l’epopea del quinto Beatles e senza quel suo aspetto da Rimbaud del calcio che lo hanno reso unico e inimitabile persino nella sofferenza e nel suo scivolare sempre più verso l’abisso.

Buon compleanno, “Gazza”, anche se non capirò mai cosa si sia rotto dentro di te, perché abbia deciso di gettare al vento tutta la meraviglia di cui ti era stato fatto dono.

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