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SAI. Pietro Folena: “La cultura si moltiplica”

ROMA – Nella Sala della Crociera del Collegio Romano, l’incontro pubblico della nascente SAI, Società Autori Italiani, il cui Presidente è Pietro Folena, inizia con puntualità. Gli allievi dell’Accademia Teatron recitano alcuni articoli della Costituzione, in particolare il 9 afferma: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. La SAI nasce per la piena attuazione dell’Art. 9 della Costituzione.  Il 15 giugno a Roma un folto gruppo di registi, attori, musicisti, artisti, giornalisti, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo del lavoro e dell’associazionismo culturale si sono incontrati per analizzare problemi e formulare proposte.

Dopo la clip di un film con Eduardo De Filippo che denunciava come la professione di attore fosse stata esclusa dal sillabario, lo scrittore e poeta Mario Quattrucci chiarisce quanto sia stretta la relazione tra sottovalutazione del lavoro e sottovalutazione della cultura, pertanto la SAI propone uno statuto dei lavoratori della cultura e dell’arte sul modello francese. L’attore Riccardo Barbera della Federazione Italiana Artisti espone i nonsense che pesano sui progetti dell’estate romana; l’attore e regista Tonino Tosto rileva, parlando della chiusura di teatri e cinema, come senza queste forme d’arte si vivrebbe nell’isolamento, e come sia necessario contrapporre alla cultura dell’isolamento quella della partecipazione. Elisabetta Ramat della CGIL, dipinge un quadro approfondito delle problematiche del settore, mette in guardia dal pericolo della frammentazione dei gruppi di lotta, cosa che allontanerebbe il traguardo.

C’è silenzio e commozione quando parla Cosimo Rega, attore, regista ed ergastolano. Nato nel 1952, la sua vita è stata segnata da circostanze che l’han visto coinvolto, adolescente, nel contesto della camorra salernitana. A 38 anni, la sentenza di condanna a “fine pena mai”. Infine l’incontro con i fratelli Taviani e la sua partecipazione al film “Cesare deve morire”, premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2012. Cosimo Rega dice che anche l’adesione alla Camorra è un fatto culturale e che la devianza è “cultura”. Elogia il potere terapeutico della “cultura alternativa”. “Se il camorrista è vittima dell’apparire”, spiega, “quale strumento migliore del palcoscenico per trasformare questo bisogno?”. Rega testimonia la necessità di promuovere la creatività per ottenere una società migliore. Ed è la prova vivente di come la SAI sia un organismo vitale.

Tira le conclusioni, di un dibattito con molti interventi e perfetto rispetto dei tempi, Pietro Folena che annuncia come le 877 adesioni alla SAI costituiscano un numero incoraggiante. Precisa che la SAI non vuole sostituirsi a nessuno, tanto meno contribuire alla frammentazione originata dal venir meno della figura dell’intellettuale collettivo e del partito. Senza sostegno economico e sorretta dal volontariato, la SAI vuole essere un’associazione di lotta che dà voce a chi non è ascoltato. Folena ritiene la cultura il principale motore dello sviluppo nel dopoguerra, il lento declino dell’Italia legato al fatto che essa non sia più stata al centro del dibattito nel nostro paese. Cita un dato: 135.000 artisti italiani hanno una retribuzione media di 5000 euro l’anno. La Sai, sintetizza, ha tre obiettivi: rappresentare questo mondo, connetterlo e dargli peso politico, favorire una riforma intellettuale e morale della nazione. Uno dei cavalli di battaglia sarà quello dell’educazione musicale: Folena ricorda il suo impegno da parlamentare nella commissione cultura della Camera dei Deputati quando si batteva perché il diritto alla musica avesse udienza come qualsiasi altro.  Per realizzare questo programma, specifica, la SAI ha già preso rapporti e contatti, anche con le istituzioni. Fiducioso nel contagio della tensione morale e creativa, Pietro Folena conclude: “La cultura si moltiplica”.

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