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Lionel Messi: Sua maestà, il calcio

Sua maestà il calcio compie trent’anni: auguroni Lionel Messi! Si sposerà a breve con Antonella Roccuzzo, che conosce fin dai giorni dell’infanzia, ha due figli stupendi, ha vinto cinque palloni d’oro, ha segnato una montagna di gol sia in maglia blaugrana che con la Nazionale argentina, è l’idolo di milioni di bambini, il mito di un’intera generazione e un’icona planetaria eppure non si è smarrito.  

In Leo c’è questo di eccezionale: l’umiltà con cui affronta ogni istante della vita, ben cosciente di avere ancora molto da imparare, persino in un ambito, quello del calcio, in cui in un decennio ha sovvertito tutte le regole, tutti gli schemi e tutte le consuetudini e le tradizioni, trasformando la meraviglia utopica in realtà e il pensiero filosofico del maestro Cruijff in una dottrina universale in grado di travalicare i confini della Catalogna. 

Gli hanno dedicato pagine indimenticabili alcuni dei maggiori scrittori contemporanei, si è parlato di lui come del degno erede di Maradona o addirittura dell’immenso Pelé, ha avuto interi stadi ai suoi piedi e applausi scroscianti in ogni angolo del mondo, ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, risultando peraltro sempre decisivo, e l’aspetto incredibile è che non è ancora appagato. 

Perché Leo è così: un eterno bambino, un incanto fanciuillesco, un’estasi in cui ritrovarsi e rinfrancarsi l’anima, un segnale di pace, un ricamo sulla tela, un attimo di leggerezza nel senso calviniano del termine e, infine, un’esplosione incontenibile di gioia e di passione collettiva.

Leo, con le braccia al cielo per rendere omaggio alla nonna che amava e che non ha avuto il privilegio di vederlo affermarsi, con quella sua incapacità di accettare la sconfitta, con i suoi sogni tuttora sconfinati, con la sua normalità straordinaria, con il suo carisma mite e mai gridato, con la sua assenza di eccessi e di esagerazioni, Leo costituisce una forma gentile di ribellione ai dogmi trentennali di un modello sociale e di sviluppo ormai insostenibile. 

Sapeva e sa benissimo che fuori dalla città e dalla società che lo hanno accolto quando aveva tredici anni e non riusciva a crescere a causa della mancanza di un ormone nulla sarebbe stato lo stesso; sa benissimo, come del resto lo sa anche il Barcellona, che fuori dal Camp Nou sarebbe un fuoriclasse ma non sarebbe Messi; sa benissimo che la sua ascesa è stata frutto di un perfetto insieme di incastri e di incontri avvenuti al momento opportuno, senza i quali forse persino il suo smisurato talento sarebbe andato perduto, e proprio perché è cosciente di tutto ciò, ha scelto di restituire alla società almeno una parte della sua fortuna. 

Un campione sensibile, attento alle esigenze degli ultimi e dei deboli e capace di interpretare il suo ruolo e di vivere la sua grandezza con serenità; un appassionato della vita, della sua unicità e del suo splendore; un ragazzo semplice e generoso, spontaneo e fresco, in grado di sorridere e di giungere, al contempo, ad un livello di concentrazione pressoché totale: questo è stato, è e sarà sempre Lionel Messi, unico in tutto, in grado di ribaltare il paradigma del campione maledetto e di aprire la strada ad una nuova generazione di funamboli argentini dal volto umano, cresciuti nel mito di Maradona ma capaci di affrancarsene e di trovare una propria soggettività. 

Una riscossa popolare, dunque, un inno alla collettività e alla passione per il prossimo, un esempio di fragilità che diventa dominio nel senso migliore del termine e un protagonista di anni difficili ben cosciente di essere tale: Lionel Messi, in poche parole, è questo, il resto è solo inutile retorica. 

E quando tornerà a Rosario, un giorno, rivedrà quella strada in cui ha imparato a conoscere se stesso e a prendere coscienza della propria classe, ritroverà i profumi dell’infanzia, gli amici del cuore, i punti di riferimento e coloro che hanno avuto il merito di credere in lui e di renderlo ciò che è: sia dal punto di vista personale sia sul piano professionale. 

E altro non sarà allora che una Pulce con le ali, pronta a spiccare il volo verso nuovi orizzonti.

P.S. Ieri ha compiuto quarantacinque anni un altro gigante del calcio mondiale, capace di trasformare un riottoso insieme di primedonne in una vera squadra e di condurre i suoi ragazzi alla conquista di ben due Champions consecutive: auguroni a Zinedine Zidane!

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