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Gianni Versace: ritratto di un costruttore di bellezza

Ci manca Gianni Versace, ci mancano il suo estro, la sua genialità, le sue creazioni straordinarie, i rapporti umani che era capace di instaurare con le sue modelle e il suo coraggio nel dichiararsi apertamente omosessuale in una stagione nella quale questo avrebbe potuto causargli non poche discriminazioni.  

Ci manca quest’uomo mite che seppe approfittare del clima culturale degli anni Ottanta per trasformare la frivolezza, la spensieratezza e le manie di grandezza proprie di quel decennio in un oceano di colori, di meraviglia, di magia, di abiti strabilianti e di esibizioni di sfarzo che, tuttavia, non diventavano mai stucchevoli né scadevano nella volgarità o nel cattivo gusto. 

Amava profondamente la vita, Versace, ne amava ogni singolo aspetto, ogni singolo giorno, ogni singola emozione, e forse anche per questo, pur essendo uno stilista fra i più famosi al mondo, non smise mai di gestire la sua casa di moda a livello familiare, con umiltà e attenzione ai dettagli, con passione e costanza, senza dare nulla per scontato, senza lasciare nulla al caso, credendo nella necessità di rispettare sempre il prossimo, che fosse Lady Diana o l’ultimo dei clienti. 

Certo, le creazioni della maison Versace non erano alla portata di tutte le tasche; eppure, quando si parla di Gianni Versace, non si parla mai di una persona avida, cinica e disposta a tutto pur di conquistare e difendere quote di potere bensì di un idealista innamorato del suo lavoro che ha saputo sfruttare, meglio di molti altri, la fase storica in cui gli è capitato di vivere.

Se ne andò vent’anni fa, a soli cinquant’anni, assassinato da Andrew Cunanan (uno squilibrato, tossicodipendente, pluriomicida) davanti alla sua villa di Miami, e i suoi funerali sembrarono a tutti simili ad una delle sue sfilate, benché velati dal lutto, dalla tristezza e, ciò che più conta, da un dolore autentico, sincero, per nulla di maniera come, talvolta, accade in queste circostanze. 

Ci lasciò lo stilista, con la sua ricchezza, la sua fama e il suo fascino immenso, e rimase l’uomo, con la sua semplicità, la sua dolcezza, la sua saldezza di princìpi e il suo sguardo costantemente rivolto al domani. 

Ci manca Gianni Versace, in quanto era un rivoluzionario mite, capace, con la sua grandezza, di farci apprezzare gli aspetti migliori di una stagione che, per il resto, non ha avuto nulla di positivo né di commendevole, a cominciare proprio dalla moda.

P.S. Un pensiero colmo d’affetto ad Elsa Martinelli: un altro pezzo dell’Italia migliore che, purtroppo, ci ha recentemente lasciato.

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