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Jerry Lewis: il ritratto comico dell’America

Senza Jerry Lewis non solo ci sarebbero mancate tante risate e tanta allegria ma ci sarebbe mancata anche una voce critica e quasi mai in sintonia con le verità ufficiali del potere. 

Non era ossequiente, non era prono, non si uniformava al pensiero comune, alle tendenze del momento, alle correnti politiche, filosofiche, culturali o cinematografiche in auge in un determinato periodo; non era insomma il perfetto cantore dell'”American dream” come, ad esempio, Walt Disney. Al contrario, costituiva una stecca nel coro, un bastian contrario di talento, un americano sui generis che non si uniformava alla narrazione di comodo della Nazione faro del mondo, adagiandosi sui mille luoghi comuni di uno stile comunicativo tanto compiacente quanto lontano anni luce dalla realtà. 

Jerry Lewis, che con Dean Martin diede vita a una delle coppie comiche più esilaranti di tutti i tempi, era un punto di riferimento per quanti preferivano la verità alla retorica, la saggezza alla piaggeria, l’ironia tagliente alla melassa propria dei corifei senz’anima, pronti a inchinarsi sempre al cospetto di chi tiene in mano le redini del Paese e diremmo ormai del mondo.

Una comicità particolare, dunque,  graffiante e volta a mettere in ridicolo l’ordine costituito, le certezze granitiche, le convinzioni consolidate e tutto ciò che attiene ai cantori di corte, con annesse prebende e vantaggi a non finire.

Jerry Lewis ci lascia nel momento in cui ci sarebbe maggiormente bisogno di un personaggio come lui, acuendo il nostro senso di solitudine, di fragilità, di spaesamento, di incredulità e di sincero dolore per l’incapacità globale di interpretare ed accettare una personalità tanto imbarazzante come quella del tycoon che attualmente risiede alla Casa Bianca.

Una figura speciale, un protagonista del Ventesimo secolo, il lato comico e dissacrante di una Nazione in cui la retorica abbonda e il pensiero, non da oggi, latita, se si eccettuano poche eccellenze purtroppo finite ai margini del dibattito pubblico. 

Ci dice addio a novantun anni e non ci resta che guardare avanti, ben sapendo che non sarà facile proseguire lungo la strada di una battaglia che d’ora in poi vedrà in trincea un combattente in meno; un combattente che, col sorriso sulle labbra, riusciva ad essere sferzante e a raggiungere un vastissimo pubblico, ossia proprio ciò che servirebbe al nostro esercito disarmato di apolidi della democrazia.

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