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Antonio Puerta: dieci anni senza risposte

Probabilmente non sapremo mai se Antonio Puerta, giovane promessa del Siviglia che, per amore della maglia andalusa, era arrivata addirittura a rifiutare la corte del Real Madrid, avesse davvero una malformazione cardiaca accertata sulla quale i medici del club hanno preferito chiudere un occhio per non rinunciare alle sue indubbie doti atletiche.

È il sospetto atroce della famiglia ma noi non abbiamo elementi né per avvalorarlo né per confutarlo, pertanto rimaniamo prigionieri dei nostri dubbi, delle nostre incertezze e dei nostri interrogativi in merito a una tragedia che scosse il calcio mondiale, vedendo coinvolto un ragazzo di appena ventidue anni che morì il 28 agosto 2007 (tre giorni dopo essersi sentito male nel corso della prima partita di campionato) mentre inseguiva il proprio sogno. 

Aveva classe, aveva talento, giocava in una squadra con grandi prospettive e sarebbe diventato, con ogni probabilità, il capitano e il simbolo della compagine sivigliana nonché uno dei protagonisti della formidabile Spagna che nel quadriennio fra il 2008 e il 2012 ha dominato la scena internazionale, aggiudicandosi un Mondiale e ben due Europei.

Tuttavia, non sapremo mai cosa ne sarebbe stato di lui, della sua carriera, della sua vita e delle sue ambizioni genuine se quel maledetto giorno d’estate il suo cuore fragile non avesse cessato di battere, gettando una squadra e un’intera Nazione nell’incubo di una sconfitta collettiva e senza possibilità d’appello, non essendo riusciti a garantire la salute di uno dei propri ragazzi più umili e promettenti, destinato a diventare non solo un fuoriclasse ma anche un esempio positivo per milioni di ragazzi, dentro e fuori dal campo. 

Oggi, dunque, non ci resta che prendere per mano sua moglie e il piccolo Aitor Antonio: un bambino di dieci anni che non avrà mai la fortuna di conoscere suo padre e il cui dolore è impossibile da comprendere ma, forse, anche solo da immaginare, al pari del vuoto che quella tragedia ha lasciato nella sua famiglia, nei suoi giorni, nelle sue speranze, lungo il suo cammino ostacolato fin dall’inizio da una sorte senza dignità e senza rispetto e, infine, nel suo desiderio di indossare, magari, un giorno la maglia di suo padre. 

Non sappiamo se il piccolo Aitor Antonio abbia la volontà e le caratteristiche per diventare un grande calciatore: ciò che possiamo dire è che sarebbe bellissimo se un giorno il centrocampo del Siviglia potesse essere guidato da un altro Puerta, quanto meno per ribellarsi al destino barbaro che ha stroncato sul nascere una storia sportiva della quale ci saremmo voluti occupare ancora a lungo. 

Se Aitor Antonio dovesse seguire le orme paterne, senza alcun genere di complicazione fisica, lo strazio di suo padre e di chiunque abbia a cuore la meraviglia del calcio non sarebbe stato vano. E noi, ovviamente, saremmo i suoi primi tifosi.

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