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Venezia 74. “Human flow”, Ai Weiwei sui profughi. Recensione

VENEZIA (nostro inviato) Ai Weiwei, il noto artista figurativo e architetto cinese, ha presentato a Venezia un documentario sulle migrazioni nel pianeta: un problema che investe 65 milioni di persone. Filmando attraverso 23 paesi Ai Weiwei e la sua equipe mostrano campi profughi, barconi che approdano alla terra, masse in disperazione davanti  a muri e fili spinati, organizzazioni umanitarie che li aiutano. Con interviste e uso di droni per dare idea della vastità biblica del fenomeno.  

Come accade già nelle sue opere d’arte – si pensi ad esempio alle greggi di granchi per le quali è famoso – Ai Weiwei mostra a ripetizione fiumi umani quale gigantesca realtà. Questa volta tuttavia il documentario è troppo lungo, dura oltre due ore, e ripetersi si rivela stancante per chi guarda: inflazionarsi svaluta.

Ai Weiwei riprende, anche nel girare, l’essenza del suo stile: così come centinaia di ruote di biciclette formano una struttura artistico – architettonica, le migliaia di scene sui migranti sono la cartina di tornasole del malessere planetario. La cosa più crudele per un uomo, si dice nel suo film, è non aver un’identità né punti di riferimento. Tali sono i profughi, sbandati in una terra inospitale. Encomiabile come progetto – ricordiamo che già in una sua recente mostra a Firenze Ai Weiwei aveva esposto barconi colorati appesi all’esterno di Palazzo Strozzi simbolo di un’umanità senza requie – tuttavia una maggiore sinteticità avrebbe giovato a emozionare. 

  • DATA USCITA: N.D.
  • GENERE: Documentario
  • ANNO: 2017
  • REGIA: Weiwei Ai
  • PAESE: Germania, USA
  • DURATA: 140 Min
  • DISTRIBUZIONE: 01 Distibution

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