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Pavarotti e Sabani, due volti dell’Italia

Di Luciano Pavarotti, della sua arte e della sua grandezza si sa ormai tutto, trattandosi di uno dei tenori più celebri al mondo, apprezzato ad ogni latitudine e in grado, e questo è stato il suo grande merito, oggi portato avanti da Bocelli, di avvicinare la gente comune alla lirica.

Di Luigi Sabani, per tutti Gigi, si sa meno e forse non verrà commemorato con gli speciali e le ondate di commozione collettiva che accompagneranno, giustamente, il ricordo del Maestro. 
Ad accomunarli, tuttavia, è la triste ricorrenza del decimo anniversario della scomparsa, avvenuta per entrambi ai primi di settembre del 2007, nel caso di Pavarotti a causa di un tumore al pancreas e per quanto riguarda Sabani per via di un infarto che lo stroncò a soli cinquantaquattro anni. 

Due volti dell’Italia: l’alto e il basso, il varietà e l’élite culturale e canora, eppure meritano tutt’e due questo ricordo e il nostro affetto per ciò che hanno regalato al  paese e per la meraviglia che hanno saputo suscitare con le proprie interpretazioni (Pavarotti) e con le proprie esilaranti imitazioni (Sabani).

Di Pavarotti conserviamo la sincerità, lo stile verace, la generosità d’animo, l’apertura mentale e l’attenzione che ha sempre riservato ai giovani; di Sabani lo stile di conduzione, il talento e la creatività, ossia le caratteristiche che lo resero, nel tempo, uno dei presentatori più apprezzati del piccolo schermo. 
Luciano Pavarotti, checché ne scrivano alcuni Soloni assai poco informati, era inoltre un uomo semplice nella sua complessità, in grado di coniugare l’alto e il basso, le arie delle grandi opere liriche e la struggente bellezza melodica della canzone napoletana, senza disdegnare i generi popolari verso cui, al contrario, nutriva una passione autentica e genuina che non si vergognava affatto di manifestare. 

Un artista umile, dunque, nonostante la sua riconosciuta grandezza, le sue esibizioni nei più importanti teatri del mondo e una notorietà che gli avrebbe consentito anche di esibire una spocchia ed una presunzione che, invece, non appartenevano minimamente al suo carattere. 
Pavarotti aveva la rara, diremmo quasi unica, capacità di infondere un’anima a qualunque aria, conferendole la propria personalità, il proprio carisma e la propria capacità di giungere dritto al cuore delle persone, al punto che nessuna canzone rimaneva la stessa dopo essere passata attraverso la sua voce, al pari della nostra concezione e persino del nostro rapporto con la medesima. 

Sabani, al netto della sua esuberanza scenica, era un uomo di rara sobrietà, di raro garbo e di incredibile buongusto, coinvolto nel ’96 in una brutta storia giudiziaria nella quale, all’interno di un’indagine legata alla corruzione nel mondo dello spettacolo, venne accusato dal sostituto procuratore di Biella, Alessandro Chionna, di induzione alla prostituzione e segnato per sempre da una vicenda cui risultò poi totalmente estraneo, non riuscendo tuttavia mai davvero a riprendersi. 

Due gentiluomini, due personalità diverse ma a modo loro in grado di farsi apprezzare, due figure di cui avvertiamo la mancanza e, purtroppo, il silenzio, ora che invece avremmo più che mai bisogno di una nobiltà d’animo che, specie nel mondo dello spettacolo, sembra essersi perduta.

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