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Giulio Bolaffi: dalla Resistenza ai francobolli

Trent’anni dalla scomparsa del partigiano Giulio Bolaffi, il signore dei francobolli, un garbato gentiluomo torinese che molto si è battuto per l’Italia e per la sua dignità. Trent’anni senza uno dei simboli e dei protagonisti della Resistenza, senza un appassionato della vita, senza un indefesso costruttore di meraviglia, senza una personalità animata da quel senso della giustizia proprio di una certa aristocrazia cresciuta a ridosso delle Alpi che annoverava fra i suoi massimi interpreti anche il coetaneo Olivetti. 

Quando ci disse addio, all’età di ottantacinque anni, ci rendemmo conto di aver perso non solo un grande filatelico ma anche una figura che sarebbe servita ancora a lungo a questo nostro Paese senza memoria né punti di riferimento. 

Giulio Bolaffi, infatti, era un figlio del genio industriale dei primi del Novecento, un figlio della fatica, della passione civile e dell’impegno, uno di quelli che salirono in montagna nel tentativo di costruire davvero un’Italia più buona e più giusta, senza mai perdersi d’animo al cospetto delle innumerevoli difficoltà che dovettero affrontare all’epoca e, ancor più, nei decenni successivi.

Mai lo vinse la delusione, mai prevalse in lui lo sconforto, mai si arrese, mai smise di battersi e di lottare, di sognare e di produrre capolavori, al punto che oggi la collezione Bolaffi è una delle più prestigiose al mondo. 

Seppe donare ai suoi francobolli l’anima nobile che lo caratterizzava, seppe regalare loro il senso di una missione e portò avanti l’azienda con rara intelligenza e incredibile tenacia, lasciando un’eredità solida che prospera tuttora. 

Un uomo d’altri tempi, dunque, uno dei simboli dell’Italia migliore che purtroppo stiamo progressivamente perdendo, un personaggio speciale e un idealista che non si è mai vergognato di esserlo: anche per questo ci manca, anche per questo gli rendiamo omaggio, anche per questo guardiamo alla sua opera, imprenditoriale ed etica, con profonda riconoscenza.

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