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“La libertà non deve morire in mare”, per conoscere e non aver paura. Recensione

Il regista Alfredo Lo Piero ha all’attivo premi e riconoscimenti, uno per tutti “Benevenuta provvidenza” nel 2005 ispirato alla terra trema di Luchino Visconti da lui scritto e diretto. Dal 2006 dirige a Catania il centro di formazione artistico – culturale A.L. Centro Studi Laboratorio d’Arte da lui fondato e, sempre a Catania la Scuola di Cinema cui aderiscono, tra gli altri, Giancarlo Giannini, Lina Wertmüller, Dario Argento, Giovanni Veronesi. 

“La libertà non deve morire in mare” è l’intenso documentario diretto e prodotto dal giovane Alfredo Lo Piero, diffuso da Distribuzione Indipendente e presentato a Roma dal regista con Gabriele Eminente, direttore generale Medici Senza Frontiere; Riccardo Noury, portavoce nazionale Amnesty International Italia; Guardia di Finanza e Guardia Costiera. L’’incontro è stato moderato dallo scrittore e opinionista Emiliano Rubbi. Girato tra il 2016 e il 2017 con la collaborazione di Guardia Costiera, Medici senza Frontiere, Guardia di Finanza e con il patrocinio di Amnesty International Italia, il film documenta in maniera drammatica la situazione degli sbarchi a Lampedusa, attraverso testimonianze dirette di volontari, sopravvissuti, medici, associazioni, organi di Stato; persone che sono fuggite da qualcuno o qualcosa e altre che – per mestiere, caso, carità cristiana, scelta politica – le hanno accolte e salvate.

 A soli due anni di distanza l’Italia però è cambiata moltissimo, i porti sono stati chiusi ed è aumentata la sofferenza degli uomini e le morti. Perché la civiltà cosiddetta evoluta ha tanta paura dello straniero?  Il film e il dibattito seguito alla sua presentazione, ha lasciato nei presenti l’impressione che la nostra evoluzione non sia poi tale: è diffusa l’ignoranza che si nutre di paura, apre la porta agli istinti più bassi e connota di violenza le epoche. In “La libertà non deve morire in mare” si dice “Ci si interroga spesso sulle ragioni che possono spingere un uomo a disfarsi del suo passato, seppellire tutto in un ricordo per affidarsi all’ignoto, a una possibile buona sorte. Affidarsi al mare aperto, senza nemmeno un soldo, un buon vestito, un indirizzo”, e nei fatti il documentario è un passo verso la comprensione, la conoscenza dell’altro, uno come noi.  Nelle parole del film: “Il sangue degli uomini è rosso, sopra e sotto il mare, e le lacrime hanno lo stesso sapore dell’acqua salata, sotto qualsiasi latitudine”.

Alfredo Lo Piero dice “Il mio non è un film politico, lotterò sempre per non farlo strumentalizzare o percepire come tale; è un film umano, realizzato in un periodo storico, se pur recente, differente da quello attuale: mai avrei immaginato che a distanza di appena due anni quegli stessi “eroi”, con e senza divisa, potessero essere additati, vincolati, obbligati a nuovi protocolli, drastici e fuori da ogni ragione“. E dunque, a maggior ragione e proprio per questo, il film andrebbe visto e aiutato a essere conosciuto nei modi con i quali ciascuno può.

Settantasette minuti toccanti, protagonisti migranti e uomini che li hanno salvati e che raccontano una realtà della quale molti media non parlano e non conoscono la quale, nel momento storico che attraversiamo, è una voce necessaria a dimostrare di cosa siamo capaci: uomini del soccorso in mare che salvano la vita ad altri uomini, con tenacia e con il cuore in gola, gente che Dante metterebbe in Paradiso. Poi un uomo, del quale non viene fatto il nome, che scrive lettere d’insulti al “terrone”medico dell’isola che soccorre i naufraghi, definiti “merdaccia” da lasciare annegare. Questo secondo tipo psicologico immaginiamo a quale girone dantesco sarebbe destinato. Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, invitato alla proiezione, ha rifiutato.

 “La libertà non deve morire in mare” uscirà nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente.

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