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COP24 si conclude tra ottimismo e insoddisfazioni

Si è conclusa la COP24 di Katowice in Polonia. Si è discusso di impegni ed accordi globali per salvare il Pianeta.

In molti workshop satelliti si sono poi affrontati argomenti più specifici. Il risultato più significativo credo sia rappresentato dalle attese regole sui meccanismi di trasparenza sull’implementazione degli impegni di riduzione delle emissioni e da indicazioni chiare per l’incremento a breve degli stessi. Questo risultato è la mediazione fra chi ha spinto per risultati più ambiziosi e chi ha frenato conducendo battaglie di retroguardia per cercare di indebolire i risultati finali. Il comunicato finale ha di conseguenza raccolto apprezzamenti ed insoddisfazioni. 

Fra  i punti che mi sento di apprezzare sono la presenza fra i temi oggetto di monitoraggio di quello relativo all’uso e cambiamento d’uso di suoli e foreste e l’archiviazione della tradizionale differenziazione degli obblighi (la cosiddetta biforcazione) tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo con l’adozione di regole comuni  e la previsione di flessibilità per quei Paesi in via di sviluppo  che ne necessitano in base alle loro capacità. E’ stato istituito il Forum sull’impatto delle misure di risposta al cambiamento climatico con il fine di permettere alle Parti di condividere in modo interattivo  esperienze ed informazioni.

 Per gli aspetti finanziari credo che il risultato più concreto sia quello di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 per sostenere i Paesi in via di sviluppo. La COP del 2019 si svolgerà in Cile e per quella del 2020 il nostro Ministro Costa ha presentato la candidatura dell’Italia.

Fra gli workshop satelliti ho rilevato con una certa sorpresa che uno è stato dedicato all’energia nucleare all’interno del più ampio discorso della de- carbonizzazione del settore elettrico considerato passo essenziale per contrastare i cambiamenti climatici,se si pensa che la produzione di elettricità contribuisce per il 40% alle emissioni  e che gas e carbone sono ancora le fonti principali che producono il 63% dell’elettricità. Un recente studio del MIT mostra come il  costo della decarbonizzazione dell’elettricità sia molto minore se nel cocktail di tecnologie alternative è presente anche il nucleare. Forse proprio questo studio ha spinto l’Associazione Mondiale per il Nucleare a rivendicare nella sede dell’Workshop i caratteri  di questa tecnologia:basso contenuto di carbonio,basso livello di emissioni,elevata sicurezza. 

La stessa IPCC nel suo ultimo rapporto dettaglia ciò che è necessario fare per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C sopra il livello preindustriale, osservando la elevata scalabilità del nucleare nei diversi Paesi ed evidenziando i successi della Francia  che in meno di 20 anni ha massicciamente de carbonizzato la sua elettricità ricorrendo al nucleare. Nel 2018 il nucleare ha fornito  nel mondo il 10,5% dell’energia totale con 9 nuovi reattori in funzione e 14 da attivare nel 2019.L’Italia dal referendum è fuori dal nucleare fra polemiche e  dibattiti che di tanto in tanto si riaccendono;certo non si può dimenticare né l’aspetto dei costi né soprattutto quello della sicurezza:la densità di danno nel caso di un incidente è incommensurabilmente superiore a quella relativa a qualunque altro tipo di impianto.

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