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Spoleto film festival. Presentato “E piccerella’” di Elvira Notari, raro film centenario

SPOLETO (nostro inviato) I festival, come veri e propri stage universitari, offrono spaccati di storia, che altrove non sarebbe possibile conoscere.

E’ il caso di un’opera che ha cent’anni, per l’esattezza è del 1922, e che da poco restaurato ci arriva mostrandoci lxe radici della nostra cultura, le quali lette attraverso una sedimentazione secolare acquistano una chiarezza che diventa lente di ingrandimento. Si tratta di “E piccerella” di Elvira Notari che nella sala Frau di Spoleto ha destato stupore, sorrisi distaccati, nonché grande interesse perché in esso è condensata molta parte dell’antropologia che regola i rapporti uomo donna dell’ultimo secolo italiano.

Elvira Notari nacque a Salerno nel 1875 e morì a Cava dei Tirreni nel 1946. E’ stata la prima donna italiana a cimentarsi nella regia e una delle prime donne della storia del cinema mondiale. Fu un’autrice molto prolifica: al suo attivo ha 60 lungometraggi e centinaia di corti e documentari. E’ considerata una precorritrice del neo realismo. La Notari nella nativa Salerno frequentò la Scuola normale – ovvero le magistrali del tempo –  e insegnò per qualche tempo dopo il diploma, prima di trasferirsi con la famiglia a Napoli nel 1902, dove cominciò a lavorare come modista, un mestiere che continuò a praticare per diletto anche durante la successiva attività di regista. Si sposò a Napoli nel 1902 con Nicola Notari, ex pittore specializzato nella coloritura di pellicole fotografiche. I coniugi fondarono insieme la casa di produzione cinematografica Film Dora, con cui produssero documentari di attualità, cortometraggi. Più tardi, con il nuovo nome di Dora Film, la casa iniziò anche la produzione di lungometraggi, spesso tratti da Feuilleton e romanzi d’appendice di grande popolarità, ispirati a fatti realmente accaduti nella città partenopea.

Fu però l’opera cinematografica della Notari all’estero – la sua casa ebbe una sede anche a New York – a nutrire l’immaginario collettivo dei nostri emigranti, a delineare una certa idea dell’Italia, ancor più delle significative grandi produzioni – ad esempio Quo vadis? o Gli ultimi giorni di Pompei). 

La Notari esercitò l’attività di regista con rigore, scegliendo come set privilegiato delle sue storie la Napoli popolare e impegnando, nella recitazione e nella produzione, amici e familiari, tra cui il figlio Eduardo  e qualche volta anche lei stessa, dando vita a personaggi tipici napoletani di indimenticabile impatto emotivo.

Diresse più di sessanta film, di cui scriveva anche i soggetti e le sceneggiature, spesso ispirati a canzoni napoletane o a fatti tragici realmente accaduti a Napoli in quell’epoca. Il mondo ritratto nei suoi film era quello dei bassi napoletani, dei pescatori, dei guappi, degli scugnizzi, un mondo dove regnava la povertà, attraversato da un forte disagio sociale. 

Uno di questi è “E piccirella” presentato allo Spoleto film festival. E  piccerella racconta in toni melodrammatici la relazione tra la bella e fatua Margaretella e Tore, piccolo imprenditore onesto e sempliciotto. Quando conosce la ragazza, Tore cade in conflitto tra  gli affetti familiari e le pretese di lusso della fidanzata. Un giorno si accorge del tradimento di lei e del fallimento della sua azienda a causa delle spese smodate di Margaretella. Tore disperato perde il senno e la uccide. In sintesi, una storia che tira in causa tanti e tali problemi di carattere culturale, non solo legati a quel tempo, tanto da farsi tuttora input per un seminario sul tema

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