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Festa Cinema Roma 14. “Nessun nome nei titoli di coda”, vita e opere di Antonio Spoletini

ROMA – Dietro le grandi star e i grandi registi, unici a essere ricordati, esiste un mondo di uomini che sono parte integrante dello spettacolo, che senza di loro non esisterebbe.

Il drammaturgo e cineasta Simone Amendola ha seguito, per un anno con una piccolissima troupe o in solitudine, Antonio Spoletini, uno di questi invisibili protagonisti, per raccontare quell’aspetto del cinema che, pur essendo fondamentale, non è conosciuto. Gli Spoletini sono stati cinque fratelli trasteverini che, dal dopoguerra, hanno cercato le facce giuste per il cinema italiano e internazionale passato da Roma. Dei cinque, Antonio, a ottantadue anni suonati, lavora ancora a Cinecittà. Adesso, all’idea di una possibile  dipartita,  vorrebbe essere anche lui citato nei titoli di coda e  non essere dimenticato. Antonio si muove dentro Cinecittà come a casa sua. Ha fatto un pezzo di strada con tanti, fosse lo scenografo Premio Oscar Dante Ferretti, o il suo ex figurante Marcello Fonte, divenuto una star dopo aver interpretato il famoso “canaro della Magliana” in Dogman di Matteo Garrone. 

Tutte le facce adatte trovate da Antonio, per lui non sono comparse, ma attori e attrici. Nei fatti il documentario ha alcune immagini molto affascinanti dove decine di figuranti, vestiti da prelati, attendono di essere chiamati in scena, o si apprestano al pasto.  Esercito di api operaie che contribuisce al miele cinematografico che amiamo. Durante i funerali di Fellini, mentre monta la commozione dei presenti, da Gassman alla Vitti, per qualche istante si vedono inquadrati un gruppo di uomini di mezza età. Il commentatore Paolo Frajese li descrive:’Questi che vedete sono gli artigiani che hanno fatto il cinema, volti a me e a voi sconosciuti ma che a ognuno Fellini aveva dato un soprannome affettuoso’. Al centro del gruppo, commosso, c’è Antonio Spoletini. Antonio racconta la sua esperienza nella quale emergono nomi noti e leggendari. Cerca una copia della pellicola di “Roma”, il film di Fellini cui ha lavorato molto e, in un momento della vita in cui si fa il bilancio, le sue riflessioni acquistano valore universale. “Nessun nome nei titoli di coda” è il tentativo di rappresentare quegli invisibili che partecipano a un’arte della quale sono l’essenziale braccio destro e meriterebbero essere citati.

  

Simone Amendola (Roma, 1975) è cineasta e drammaturgo. Nel 2010 si fa conoscere con il documentario pluripremiato ‘Alisya nel paese delle meraviglie’, che ha contribuito a far emergere il mondo delle seconde generazioni. Nel 2013 realizza con l’attore Valerio Malorni lo spettacolo ‘L’uomo nel diluvio’, considerato tra i lavori più significativi della nuova drammaturgia, nel 2014 viene premiato al Premio Solinas e nel 2016 il suo documentario breve ‘Zaza, Kurd’ è presentato nella sezione MigrArti al 73° Festival di Venezia. Nel 2019 pubblica con Editoria & Spettacolo il volume ‘Teatro nel diluvio’, prima raccolta dei suoi copioni.

NESSUN NOME NEI TITOLI DI CODA

Un film documentario di Simone Amendola  

Una produzione Hermes Production

Realizzata con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema

CAST & CREDITS

Con Antonio Spoletini, il suo entourage (Romina e Barbara Spoletini, Cristiano Cosimi…), la gente del cinema (Dante Ferretti, Fernando Meirelles, Marcello Fonte, Pupi Avati…)

Soggetto e Regia Simone Amendola

Produttore Cristiano Sebastianelli

Montaggio Annalisa Forgione

Fotografia Simone Amendola, Eugenio Cinti Luciani

Aiuto Regia Floriana Pinto

Suono in presa diretta Alessandro Piazzese, Iacopo Sinigaglia, Paolo Testa

Montaggio del suono Marco Furlani [1]

Mix Andrea Malavasi

Color Nazzareno Neri

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