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Lo schermo dell’arte nel trentesimo anniversario della morte: “Keith Haring: Street Art Boy” di Ben Anthony

In occasione del trentesimo anniversario della  scomparsa di Keith Haring la BBC ha prodotto un film, diretto da Ben Anthony, che ripercorre la storia dell’artista, dal titolo Keith Haring: Street Art Boy. 

Il film racconta episodi e incontri significativi della sua vita. Artista di strada e pittore statunitense, i cui omini hanno invaso tazzine, tazze e magliette, morì purtroppo a poco più di trent’anni, il 16 febbraio del 1990. La realizzazione delle sue opere nel documentario s’intreccia con le interviste allo stesso Keith, a filmati inediti provenienti dagli archivi dell’Haring Foundation e messi a disposizione della BBC. 

Il giovane pittore abitava a New York e si divideva tra un’intensa attività di studio e gli svaghi di una metropoli. Il film restituisce le atmosfere della Grande Mela negli anni ’80 e ’90, quella che gravitava intorno alla vita di Haring, immersa in un grande fermento creativo.  Dichiaratamente omosessuale, agli inizi più volte arrestato con l’accusa di essere un “graffitaro”.  Keith Haring: Street Art Boy narra come abbia aperto a New York un Pop Shop, dove metteva in vendita gadget con le sue opere e dove era anche possibile vederlo al lavoro. 

 Racconta la creazione, nel 1986, di un enorme banner realizzato insieme agli adolescenti che vivevano in quartieri disagiati della Grande Mela.  Haring ha dipinto in tutto il mondo.  I suoi Radiant babies (bambini raggianti) e i Barkings dogs (cani abbaianti), con un linguaggio inedito e inconfondibile, hanno invaso gli spazi pubblici di molte città. Il documentario mostra anche il rapporto di Keith Haring con Andy Wharol e Madonna. Fino al momento in cui il dramma dell’AIDS – che fece irruzione a metà degli anni ’80 – metterà fine alla sua fresca vita e, con quella di Haring, anche alla vita di molti suoi amici.

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