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“Tulipani di seta nera”. Premio della Giuria di VariEtà a “Mi chiamavo Eva”, finale con il regista Mimmo Calopresti

Come sempre con l’ausilio prezioso di professionisti del linguaggio dei segni, nonché con i sottotitoli ai film, per rendere possibile a tutti la piacevolezza del festival, la sera del 6 giugno ha segnato la conclusione della XIV edizione dei ‘Tulipani di seta nera’ con Edoardo Bennato, noto esponente della cultura musicale napoletana, che ha ricevuto una menzione TSN “Sorriso Speciale”.

A seguire i Documentari finalisti, con la conduzione del presidente  Diego Righini e del direttore artistico della sezione documentari, il regista Mimmo Calopresti. Da non dimenticare prossimamente la serata evento su RaiUno, condotta da Pino Insegno ed Elena Ballerini, durante la quale ai premi consegnati per i migliori cortometraggi, clip musicali e documentari, si aggiungono i Premi di critica sociale Un Sorriso Diverso a personaggi del mondo del cinema, dello spettacolo e della cultura che si sono distinti per la loro sensibilità verso la comunità.

La quarta e ultima giornata era iniziata con il saluto e il ringraziamento degli organizzatori alla Giuria di Varietà, i cui membri più importanti sono stati visti in foto sul grande schermo. La Giuria di VariEtà –  nome coniato con un gioco di parole – si compone di quasi un centinaio tra giornalisti cinematografici, studiosi di cinema, appartenenti all’associazionismo solidale, alla società civile che gravita nello spirito del festival.  Ha un Presidente, un Vicepresidente Vicario e cinque Vicepresidenti. Questa la formazione: Presidente Cristina Priarone, Direttore Generale del Roma Lazio Film Commission; Vice presidente-Vicario Catello Masullo, docente universitario di ingegneria ed esperto di cinema. Membri ex aequo della Vicepresidenza: Paola Dei Psicologa dell’arte e critico cinematografico; Franco Mariotti storico Capo-ufficio stampa di Cinecità Holding, membro del direttivo SNGCI, ha fondato l’evento cinematografico Primo Piano sull’Autore giunto nel 2021 all’edizione n.38; Massimo Nardin, docente universitario, sceneggiatore, regista; Armando Lo Staglio giornalista, saggista, documentarista; Lorenzo Scheggi Merlini giornalista, docente universitario, saggista.

La giuria di VariEtà ha assegnato il Premio Sorriso di VariEtà al cortometraggio “Mi chiamavo Eva” di Miriam Previati, che tocca il problema del “revenge porn”, termine inglese che indica la condivisione pubblica di foto o video intimi senza il consenso dei protagonisti stessi . Attraverso la storia di un personaggio che lo pratica in maniera seriale,  il film mostra le gravi conseguenze psichiche – distruzione dell’immagine di sé e perdita della fiducia negli altri – nelle quali le vittime incorrono. In riferimento agli ultimi fatti di cronaca un tema scottante e attualissimo. La regista, Miriam Previati ha detto che le sarebbe piaciuto con il cortometraggio suscitare un dibattito tra i giovani, nelle scuole.  E Paola Tassone, direttrice dei Tulipani di Seta nera, si è mostrata molto sensibile all’iniziativa.

Silvia Monga con il suo cortometraggio “Gocce di luce”, che narra di un nonno e due nipotini bloccati dal lockdown, vince ben due premi: il cosiddetto “COndiVIDiamo Diversità”, consegnato dai ragazzi dell’Istituto Cine Tv Roberto  Rossellini e il premio ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Il premio “Miglior Cortometraggio Straniero” è stato assegnato a “Learning to lose”, Imparare a perdere, dello spagnolo Sergio Milan. Significativo titolo per una storia che evoca la sofferenza dovuta al Convid. I premi “Miglior sorriso nascente” e “Miglior fotografia” vanno a “L’affitto”, di Antonio Miorin. Un corto che si avvale dell’interpretazione di una delle nostre attrici più conosciute: Luisa Ranieri. A “Dietro la notte” di Daniele Falleri una menzione speciale “Sorriso diverso”.

Interessante la master class “Grammatica del racconto: crisi o sfida?” tenuta da Carlo Brancaleoni con il regista Massimiliano Bruno e Pete Maggi, fondatore di Eagle Pictures. Se Brancaleoni ha sottolineato l’importanza della semplicità nell’arte del comunicare per giungere al cuore dello spettatore, Massimiliano Bruno ha rilevato come la creazione molto dipenda dagli stati d’animo personali perché prima dell’artista c’è l’uomo. 

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