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“PerdutaMente”, coraggioso docufilm sull’Alzheimer, evento in sala il 14 -15 -16 febbraio

Paolo Ruffini, attore, conduttore televisivo, regista e sceneggiatore, noto al grande pubblico per il suo talento comico, non è nuovo a iniziative di carattere pedagogico-sociale, già nel 2017 aveva curato la regia di “Resilienza”, ispirato alla storia vera di Alessandro, vittima di un gravissimo tumore pediatrico, del quale Ruffini ha raccontato lo straordinario talento resiliente, che lo ha reso capace di trasformare un limite in opportunità.

Oggi torna con un’iniziativa analoga con “PerdutaMente”, un docufilm sull’Alzheimer diretto da lui con Ivana Di Biase, che per 77 minuti tiene incollato lo sguardo dello spettatore.

In conferenza stampa Ruffini ha chiarito di non aver avuto intenzione di affrontare il problema dal punto di vista medico-scientifico ma, secondo il proprio mestiere, di aver voluto riprendere uno spaccato umano, in un aspetto importante della vita che il cinema solitamente ha timore d’indagare, nonostante sia diffuso e in crescita: oggi, in Italia, con l’allungarsi della vita i malati di demenza sono 1,2mln, di cui 60% ha l’Alzheimer.

Paolo Ruffini, dopo aver postato sui social un video in cui chiedeva testimonianze a chi aveva conosciuto da vicino questa terribile malattia, ha iniziato un viaggio attraverso il nostro paese, utile e commovente, per dar voce ai familiari e ai malati colpiti da tale sindrome degenerativa. “Non ho avuto un’esperienza personale con questo dramma, ma ho pensato che fosse urgente raccontare queste storie, soprattutto dopo gli ultimi tempi – Ruffini spiega alla stampa – dove si parla tanto di malattia ma non di salute, di morte ma non di vita. Ho scoperto che, seppur sia vero che dall’Alzheimer oggi non si guarisce, la cura più potente è l’amore. I malati colpiti da questo grave disagio, se hanno avuto attorno familiari amorevoli, hanno vissuto meglio e più a lungo”.

In conferenza interviene anche Franco, uno dei protagonisti del film, che ha dedicato gran parte della vita alla moglie Teresa colpita da Alzheimer a soli trent’anni. “Cosa vuol dire accudire un malato? Amare – dice – Le nostre esperienze non devono andare perdute, devono essere una linea tracciata per dare aiuto e dignità a chi verrà dopo”. Nei racconti dei protagonisti del film balza agli occhi che, nonostante la perdita della memoria, il sentimento dell’amore è l’unico modo per comunicare e per tenere saldo il legame. Il film di Paolo Ruffini e Ivana di Biase, corredato da musiche toccanti, è una presa di coscienza emotiva e profonda sulla caducità della vita, sulla vecchiaia, sulla morte e sull’unico modo che ha l’uomo per sconfiggere l’angoscia: amare i propri simili perché, di là da questa malattia, siamo tutti di passaggio. 

Dopo l’uscita evento in sala il 14 – 15 – 16 febbraio, Perdutamente – prodotto da Ruffini con Nicola Nocella per Vera Film, insieme a Well See, in collaborazione con la Fondazione Polli Stoppani e con il contributo di Roberto Cavalli, distribuito dall’Istituto Luce – passerà su Sky e tornerà in sala a marzo, per arrivare infine sulla Rai.

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