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Teatro Olimpico. Affascinante one man show di Vittorio Sgarbi su “Pasolini Caravaggio”

ROMA – Il critico d’arte e sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi conferma il suo successo in una performance non facile, alla quale riesce a dare vita per la capacità di rendere vicino e popolare una materia solitamente considerata aulica e riservata a un pubblico di nicchia.

Un teatro Olimpico pieno – e l’Olimpico a Roma ha 1410 posti – ha applaudito la sua lectio magistralis, orazione ciceroniana su “Pasolini Caravaggio” di oltre due ore. Il mattatore ha trascinato gli spettatori alla conoscenza di due tipi psicologici con molti aspetti in comune, con la forza della sua voce, autentico “one man show” immerso nella pertinente, minimale, scenografia di Tommaso Arosio le cui ombre e luci esaltano immagini di quadri e fotografie. Negli intervalli si sono ascoltate musiche composte ad hoc ed eseguite dal vivo con violino, viola, oud, elettronica, da Valentino Corvino. 

Vittorio Sgarbi ha aperto con immagini dell’assassinio di Pasolini, commemorato dalla voce di Alberto Moravia che lo ha definito diverso e simile a ogni altro uomo. Sgarbi ha colto l’occasione per parlare del tempo che è concesso a ciascuno – Caravaggio era nato nel 1571 e morto nel 1610. Pasolini, venuto al mondo nel 1922 lo ha lasciato nel 1975 –  il primo ha vissuto 38 anni, il secondo 53. Periodi brevi che sono un concentrato di opere e significati tali da consegnare un’eredità indelebile. Riassumendo non conta quanto si vive, ma “come”. Traendo spunto da Moravia il sottosegretario alla cultura ha sottolineato l’evolversi del concetto di “normalità” e unicità della persona e ha fatto presente al pubblico come Alberto Moravia oggi non sia ricordato.  Cosa che accadde anche a Michelangelo Merisi la cui riscoperta si deve al critico d’arte Roberto Longhi che il 21 aprile 1951 lo celebrò in una grande mostra a Palazzo Reale a Milano. Nel 1941 Pasolini a Bologna fu allievo di Longhi e rimase così affascinato dalle sue lezioni sul Caravaggio al punto da identificarsi con il pittore a vita. L’identikit di Sgarbi sui due artisti è quello di personalità ribelli, ammirate e criticate allo stesso tempo. Identiche esistenze sregolate, ricche di eccessi, di contrasti, pericolosamente attratte dall’ignoto e da un bisogno di libertà che difesero fino alla morte. Entrambi “eretici” e autori della realtà.

Si sa che a Caravaggio fu attribuita una omosessualità presunta che Sgarbi esplicitamente non cita. In maniera più scientifica ci fa ammirare la stessa preferenza verso un certo tipo di soggetti maschili: ad esempio accosta il volto del fanciullo con frutta ritratto da Caravaggio, a quello di uno degli attori preferiti da Pasolini, Ninetto Davoli che, se non identico nei lineamenti, è lo stesso tipo fisico: moro, ricciolino, aitante, oggi diremmo “un ragazzo di vita”. Nel dipinto del Caravaggio il “Riposo nella fuga in Egitto”, Sgarbi sottolinea come anche di fronte a quadri della tradizione cristiana l’artista non rinnegò la pittura della realtà: San Giuseppe infatti non è idealizzato e, mentre Maria dorme, mostra un pentagramma a un efebico suonatore con espressione di trasporto. Sulla scomparsa di entrambi, restano misteri non risolti. Vittorio Sgarbi ci accompagna al drammatico momento indagando con lo sguardo del critico d’arte. Un’opera sintetizza la lectio magistralis: la morte di Pasolini nel caravaggesco quadro del contemporaneo Nicola Verlato. Personalmente Sgarbi non crede alla leggenda di un complotto fascista che avrebbe portato Pasolini alla fine, piuttosto la ritiene conseguenza legata agli sviluppi della sua natura: Pasolini e Caravaggio per vivere fino all’ultimo respiro hanno pagato in ogni caso un pegno che oggi ci ha reso tutti più liberi.

ROMA – Teatro Olimpico

“Pasolini Caravaggio” di e con Vittorio Sgarbi

Musiche composte, ed eseguite dal vivo, da Valentino Corvino violino, viola, oud, elettronica
Video scenografia Tommaso Arosio
Progetto artistico DoppioSenso

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