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Venezia 80.  “Finalmente l’alba” e “Adagio”, italiani che volano a bassa quota

Finalmente l’alba di Saverio Costanzo

Ispirato al cinema degli anni 50’,  come scenografia la Cinecittà del tempo, l’eco di un caso di cronaca nera con una giovane assassinata sulla spiaggia, sono il filo conduttore  di “Finalmente l’alba”, con cui Saverio Costanzo è in concorso alla 80esima Mostra del Cinema di Venezia. 

La protagonista è una popolana insicura, senza particolari doti fisiche se non la giovinezza, che finisce  sul set di una una grande produzione internazionale che gira un film di un genere allora molto in voga,  quello del  peplum, il kolossal storico-mitologico.

Racconta la pericolosa notte di questa ragazza, in un ambiente ambiguo e a lei sconosciuto. Ovviamente non sarà tutto oro quello che luccica. Limite del film è il non far dimenticare la finzione: ad esempio, una improbabile Alida Valli è interpretata da una poco somigliante Alba Rohrwacher.

Adagio di Stefano Sollima

Con “Adagio”, presentato in Concorso a Venezia 80,  Stefano Sollima  chiude la trilogia iniziata con Romanzo Criminale.

Al centro dell’azione un cast eccezionale:  Valerio Mastandrea, Adriano Giannini, Francesco Di Leva, Toni Servillo, Pierfrancesco Favino e il giovane e promettente Emilio Franchini.

Il film, pur godendo della grande esperienza del regista, pur con attori di prim’ordine, non vola alto, resta un ganster movie, ispirato alla cronaca romana, che può piacere soprattutto a coloro che amano il genere.

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