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Eirenefest 2024. La maieutica di Danilo Dolci contro il virus del dominio

ROMA – Negli anni ’70 Danilo Dolci, immaginò – coinvolgendo bambini, educatori, gente di zona – il Centro Educativo di Mirto nei pressi di Partinico (PA) dove abitava: una scuola che venne costruita, secondo le indicazioni dal basso, grazie al progetto degli architetti milanesi Giancarlo e Giovanna Polo, che offrirono da volontari il loro contributo.

      A Mirto era chiara l’esigenza di porre il bambino nel ruolo primario di osservatore del mondo. Finanziato dai comitati che sostenevano il Centro Studi e iniziative fondato da Dolci e dai suoi collaboratori, Mirto ha oggi il riconoscimento di scuola sperimentale statale.

      Per tutta la vita Danilo Dolci aveva cercato le strategie migliori per liberare la creatività umana, quale antidoto alla distruzione, e la scoprì nell’approccio educativo maieutico, termine di antica filosofia, la cui esperienza oggi potrebbe essere sperimentata quale metodo su larga scala.

    Alla sua terza edizione Eirenefest ha organizzato una tavola rotonda su “Danilo Dolci e la rivoluzione nonviolenta. La struttura maieutica reciproca per superare il virus del dominio”. 

       Il 2 giugno, nella sala Engim di via degli Etruschi a San Lorenzo, dove ogni anno si svolge il festival su temi di pace e sviluppo, davanti a un pubblico numeroso, hanno raccontato la loro esperienza Daniela Dolci, presidente Borgo Danilo Dolci; Giuseppe Barone, autore e collaboratore di Danilo Dolci; Tiziana Morgante, educatrice e saggista; ha coordinato l’incontro Annabella Coiro, co-fondatrice del Centro di Nonviolenza Attiva e della rete di scuole EDUMANA. 

Giuseppe Barone – già autore de “La forza della nonviolenza”, bibliografia e profilo biografico di Danilo Dolci (Napoli 2004) – ha al suo attivo un nuovo libro che uscirà il 14 giugno 2024, edito da Altraeconomia, “Danilo Dolci Una rivoluzione non violenta. La vita e l’opera di un uomo di pace”. Giuseppe con humour ha raccontato ai presenti di aver conosciuto Dolci a scuola verso i quattordici anni, alla metà degli anni ’80, ritenendolo soprattutto un grande scrittore. Meravigliato dell’assenza di superiorità per la sua offerta di “tu” reciproco, lo fu ancor più per le domanda con cui esordì Danilo: “Sapete cosa è una zecca?”. 

Nel suo libro di poesie “Il Dio delle zecche” Dolci aveva individuato il comportamento distruttivo e parassitario dell’uomo così: “lui, l’avvelenatore / di fiumi azzurri laghi nitidi mari / spogliatore a verdi foreste / di ogni foglia / rapace sterminatore / di famiglie di pesci e uccelli – / lui, assassino / per ornarsi della pelle dell’altro / lui, chi non macella a furia lo spinala / prigioniero fino al macello / lui belva sorridente”.  

E inaspettatamente, testimonia Giuseppe, dopo una riflessione collettiva la risposta venne da un ragazzo ritenuto sciocco, il quale affermò che alcune persone si comportano con gli altri come zecche. “Da lì il passo fu breve – conclude Barone – iniziammo a parlare di Auschwitz …”. Ecco ciò che può definirsi metodo maieutico.

Tiziana Rita Morgante, ha pubblicato: “Chiamami solo Danilo. Racconto per bambini e per chi non ha smesso di sognare” per Armando editore e “Danilo Dolci. Esperienza di una maieutica planetaria” per Vertigo editore. Educatrice e saggista, insegna a Roma, presso l’istituto comprensivo Piersanti Mattarella applicando la maieutica, sulla quale ha fatto una tesi di laurea dopo aver personalmente conosciuto Danilo Dolci durante un seminario sui temi di dominio e potere.

La Morgante è l’esempio del successo di un metodo in cui ognuno diventa protagonista e partecipa con interesse.  Tiziana ha affermato che “nella maieutica non c’è nulla d’improvvisato, eppure non si possono prevedere gli esiti di quello che sarà il risultato”. La proiezione di un suo video ha reso chiaro come persino nello spiegare la grammatica l’approccio possa essere maieutico.

Figlia di Danilo, Daniela Dolci si è trasferita giovanissima a Basilea, dove tutt’ora vive, per studiare clavicembalo alla Schola Cantorum Basiliensis, Svizzera. Nel 1990 fonda l’orchestra barocca MUSICA FIORITA, specializzata nella musica del ‘600 e ‘700. Intensa la sua attività come clavicembalista e direttore d’orchestra a livello locale e internazionale. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali. 

Dal 2021 Daniela Dolci si dedica assiduamente alla ricostruzione del Centro di Formazione Borgo di Trappeto in Sicilia. Brevissima nel suo intervento a Eirenefest, ha sintetizzato come, non senza costi, sia voluta passare dall’impegno musicale a quello di ristrutturazione del Borgo di Trappeto, dove insieme ad altri spera ridare vita a una struttura che può diventare punto di riferimento, anche internazionale, quale centro di studi e iniziative per la piena creatività. 

Un filmato, protagonista Don Ciotti, ha testimoniato lo stato del lavoro in cui attualmente si trova il Borgo di Danilo Dolci, plesso sulla sommità della collina che sovrasta Trappeto, dove nel 1952 morì di denutrizione il bambino Benedetto Barretta, per il quale Danilo intraprese il primo digiuno di protesta. Perché ciò non continui a ripetersi, se non qui altrove, è indispensabile che l’esperimento di Danilo non muoia.

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