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Tre Capolavori in mostra a Vicenza. Un percorso sensoriale tra arte e natura.

Tra il buio e la luce, tra l’aria e l’acqua, tra il silenzio e il suono. L’ingresso nell’immenso salone della Basilica Palladiana, a Vicenza, è come l’immersione in un primordiale liquido amniotico. 

Cullati dalla percezione, quasi onirica, dell’acqua, si è proiettati in uno spazio sospeso, dove ogni elemento si fonde e rivela una nuova dimensione. 

Ad accoglierci è Per Silentia III, installazione site specific di Gianandrea Gazzola: un enorme specchio d’acqua, profondo appena pochi centimetri, è messo in movimento da alcune lamelle metalliche, che danzano su una musica immaginaria (non udibile all’orecchio umano) composta dall’artista.

Una danza che possiamo solo percepire, leggera e fluida, proiettata, grazie a un fascio di luce incidente, su due grandi schermi verticali, che, in un novello mito della caverna, ci rivelano i contorni e i riflessi dei movimenti, scandendone il ritmo. 

“Musica e architettura condividono rapporti armonici derivati dalla suddivisione di una corda tesa in vibrazione, descrivibile in modo matematico e geometrico. Palladio faceva uso di questi rapporti armonici nei suoi edifici, per determinare le proporzioni degli spazi, anche per le logge di questa Basilica.”- spiegano i curatori della mostra.

In questo senso l’opera di Gazzola si integra perfettamente nella cornice architettonica che la ospita, traducendo, destrutturando e decontestualizzando il linguaggio sonoro in un linguaggio visivo. Un tentativo di scomporre gli elementi naturali, dandogli un nuovo ordine, in una costante e instancabile ricerca armonica. (Quis ut Deus?)

Lo stesso spirito di ricerca guida e introduce le opere di Leonardo esposte nella mostra: “Il pittore deve farsi a similitudine dello specchio e così potrà essere seconda natura” – avverte il monito tratto dal Libro di pittura. In questo caso la natura è indagata in ogni sua sfaccettatura, per penetrarne i segreti e svelarne l’invisibile. Dei veri e propri algoritmi del visibile (e no), mostrano le trame che governano le dinamiche della composizione della luce e dei colori.

I disegni di Leonardo da Vinci, provenienti dal Codice Atlantico, mischiano in un’alternanza simbiotica le sue riflessioni personali e rigorosi schemi scientifici. Studi sulla luce, sul suono, sui meccanismi sottostanti la loro composizione e percezione, fino ai nostri sensi, rivelano uno sguardo visionario, che conferisce alla natura l’arte del creato, congiunta all’economia della necessità.

Una natura che può danzare e trasmettere percezioni inarrivabili, ma che può anche incarnare il volto della distruzione e della catastrofe. È questa la terza suggestione suggerita, in un certo senso gridata, dal terzo capolavoro in mostra.

L’alluvione del Colmeda di Jacopo da Ponte, detto il Bassano, ritrae un paesaggio devastato, spogliato, dopo il nubifragio del 1564 che devastò il territorio di Feltre, con gravi perdite umane. La natura entra in modo prepotente nel dipinto, sovrasta le figure sacre con nubi incombenti e minacciose, e semina desolazione e morte. Una sorta di monito, quanto mai attuale e severo.

Cosa resta: Poesia, armonia e disordine, continuando ad ammirare lo splendido scenario palladiano con uno sguardo nuovo, un po’ più ampio.

Cosa sapere: Vicenza – Basilica Palladiana, dal 6 dicembre 2024 al 9 marzo 2025, Tre Capolavori a Vicenza. Leonardo da Vinci, Jacopo Bassano, Gianandrea Gazzola.

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