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L’Odissea di Monaco: in difesa delle aree marine protette del Mediterraneo

Proteggere il mare per salvaguardare un patrimonio di biodiversità da cui dipendiamo ogni giorno, spesso senza esserne consapevoli. È questo il senso profondo della Missione Mediterraneo, la prima grande spedizione ambientale lanciata dal Principato di Monaco, che attraversa il Mar Egeo fino alla fine di ottobre.

Un viaggio per la vita del mare

Cosa aspettiamo per essere felici?” recita l’invito dei delfini scolpiti all’ingresso del Museo Oceanografico di Monaco, il maestoso Tempio del Mare fondato da Alberto I di Monaco, trisavolo dell’attuale sovrano, il Principe Alberto II. Da quel promontorio che domina il Mediterraneo si estende il Santuario Pelagos, un’area marina dedicata alla protezione dei cetacei, frutto anche dell’impegno del Principe Ranieri III.

Ma nonostante questi simboli, la realtà resta drammatica. L’ONU ha fissato l’obiettivo di proteggere il 30% delle aree marine e costiere entro il 2030, ma nel Mediterraneo solo l’8,5% del mare è oggi formalmente tutelato. E di queste aree, appena l’1,5% dispone di una gestione realmente efficace.

Lo ha ricordato con forza Robert Calcagno, direttore dell’Istituto Oceanografico di Monaco, in occasione della partenza della Missione Mediterraneo, un progetto che si svilupperà per cinque anni con il sostegno diretto di S.A.S. Alberto II, da sempre impegnato nella tutela del mare.

La Grecia, culla del mare e della civiltà

La prima tappa della missione è la Grecia, dove il catamarano MODX-01 navigherà per un mese tra Atene, le Cicladi e le Sporadi Settentrionali. La scelta non è casuale: come spiega Xavier Prache, direttore di Monaco Expeditions ed ex commissario della Marina francese, si tratta di un omaggio alle origini della civiltà marittima, ma anche di un riconoscimento all’impegno del governo greco.

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, infatti, ha annunciato l’obiettivo di raggiungere il 30% di Aree Marine Protette già prima del 2030, vietando la pesca a strascico nelle acque dei parchi marini — una delle pratiche più distruttive e inquinanti per i fondali. La Grecia si candida così a diventare un modello europeo di sostenibilità marina, un esempio da seguire per Italia e Francia.

Navigare senza inquinare

La Missione Mediterraneo viaggia a bordo della piattaforma MODX-01, uno yacht a zero emissioni vincitore di un premio per l’innovazione al Cannes Yachting Festival.
Questo catamarano di 21 metri unisce vento, sole e mare in un mix perfetto di energie rinnovabili: 70 pannelli solari, alberi telescopici, ali gonfiabili asimmetriche e un sistema di idrogenazione che trasforma il movimento dell’imbarcazione in energia elettrica.

Un simbolo concreto della navigazione sostenibile, frutto del lavoro di Océan Développement e dell’ex campione olimpico di windsurf Franck David, già protagonista del progetto Race for Water contro l’inquinamento da plastica.

“È la dimostrazione che un altro modo di navigare nel Mediterraneo è possibile”, ha commentato Calcagno, sottolineando il valore educativo e simbolico della missione.

Scienza e curiosità: il progetto Plankto Med

Accanto al messaggio ambientale, la missione porta con sé una forte componente scientifica. Grazie alla collaborazione con Colomban de Vargas, direttore scientifico della Fondazione Tara e ricercatore alla Stazione Biologica di Roscoff, il team utilizza Curiosity, una valigetta scientifica del progetto Plankto Med, in grado di mostrare in tempo reale su schermo HD il microbioma marino: miliardi di microrganismi che regolano la salute del mare come il microbioma regola quella umana.

Tra diatomee, copepodi e virus marini come il Mirusvirus — imparentato geneticamente con l’herpes umano —, l’obiettivo è sensibilizzare studenti, ricercatori e operatori delle AMP sull’importanza dell’infinitamente piccolo nella catena della vita.

Le tappe della missione: biodiversità e cambiamenti climatici

Tre sono le principali tappe della Missione Mediterraneo:

  • Alonissos, nel Parco Nazionale Marino delle Sporadi Settentrionali, la più grande AMP del Mediterraneo e rifugio della foca monaca (Monachus monachus), una specie relitta dell’ultima glaciazione;
  • Volos, simbolo della necessità di bilanciare la tutela della terra e del mare, dopo le devastanti tempeste “medicane” del 2024;
  • Siro, capoluogo delle Cicladi, dove la sfida è conciliare la protezione ambientale con l’intenso traffico marittimo e il turismo.

Il Mediterraneo, che ospita oltre 17.000 specie, rappresenta un hotspot di biodiversità: oltre il 7% della fauna marina mondiale si concentra in meno dell’1% della superficie oceanica del pianeta.

Un mare da proteggere, un futuro da immaginare

La Missione Mediterraneo non è solo un viaggio, ma un appello a salvare il nostro mare, fonte di vita e di equilibrio climatico.
Chi desidera proseguire questo viaggio può farlo al Museo Oceanografico di Monaco, dove la mostra “Mediterraneo 2050” offre un’immersione virtuale tra mammiferi marini e scenari futuri, guidati – ancora una volta – dai delfini, questa volta finalmente felici.


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