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Francesco Vaccarone a Palazzo Merulana

La mostra personale tra arte, materia e poesia visiva

Mitofania e linguaggio artistico: l’arte come trasformazione della materia

Francesco Vaccarone, pittore, scultore e incisore scomparso nel 2024, rappresenta una delle eccellenze dell’arte italiana del Novecento. L’artista si è sempre definito un “artigiano” nel senso più autentico del termine: un profondo conoscitore dei materiali, capace di trasformarli in opere d’arte seguendo l’ispirazione e una visione personale.

Pietra, marmo, colore, carta e tela diventano nelle sue mani materia viva, soggetti attivi di un processo creativo unico. Anche una semplice sottoveste nera si trasforma in una Mitofania, un’opera che si presenta come poesia visiva e che rivela la poetica dell’artista attraverso l’uso “altrove” degli oggetti, assemblati con un linguaggio al tempo stesso provocatorio e lirico.

Formazione e influenze: dagli studi classici alle avanguardie

La passione per la chimica del colore nasce fin dalla giovinezza. A soli diciassette anni Vaccarone intraprende la carriera pittorica sotto la guida di maestri come Caselli e Bellani. A vent’anni espone la sua prima mostra personale a La Spezia, città natale che già da adolescente lo aveva immerso in un ambiente artistico vivace e stimolante.

Non provenendo da studi artistici ma da un percorso classico e filosofico, Vaccarone sviluppa una mente curiosa e aperta, sempre alla ricerca di nuove forme di espressione. Entra nel Gruppo 63, importante movimento d’avanguardia, e successivamente partecipa alle esperienze della Poesia Visiva a Firenze.

Gli anni romani: studio, incontri e fermento culturale

Trasferitosi a Roma, apre il suo studio in via delle Zoccolette, nel cuore del centro storico. Questo spazio diventa un punto di riferimento per intellettuali e artisti, luogo di incontro e scambio culturale, dove l’arte si intreccia alla convivialità.

Frequenta la Stamperia Il Cigno, crocevia di grandi protagonisti dell’arte come Guttuso, Burri, Capogrossi, Afro Marini, Fieschi e Gentilini. In questo contesto approfondisce il rapporto tra figura e spazio, tra segno e immagine.

Le sue incisioni e opere su tela riflettono un’intensa ricerca interiore, alimentata anche dall’incontro con figure di rilievo come Moravia, Manzù e Pasolini. La mostra presenta ritratti realizzati su supporti semplici — cartoncini, fogli di quaderno, buste — a testimonianza della spontaneità e dell’urgenza espressiva dell’artista.

La mostra a Palazzo Merulana: un focus sugli anni 1970-1976

La mostra allestita a Palazzo Merulana a Roma si concentra sugli anni romani di Francesco Vaccarone, in particolare sul periodo compreso tra il 1970 e il 1976.

Curata da Umberto Croppi e Paolo Asti, l’esposizione offre ai visitatori un’immersione nella produzione di uno dei protagonisti più originali dell’arte romana del Novecento, valorizzandone il percorso artistico e umano.

Fotografie di Silvia Amadio

Arte e musica: un dialogo continuo

Tra gli aspetti più affascinanti della produzione di Vaccarone emerge il forte legame con la musica. Appassionato di musica classica, realizza una serie di venticinque opere esposte a Bayreuth, città simbolo di Richard Wagner.

Parallelamente, il suo amore per il jazz lo porta a New York, dove presenta una collezione di venti opere dedicate a questo genere, riscuotendo grande interesse da parte del pubblico e della critica.

Il racconto umano: aneddoti e testimonianze

Paolo Asti, curatore e amico dell’artista, racconta episodi significativi della sua vita. Celebre la risposta data durante un allestimento:
«Ma caro Paolo, io il mio contributo alla mostra l’ho già dato dipingendo, ora al resto pensaci tu!»

Un’affermazione che riflette il suo spirito libero e la fiducia nei collaboratori.

Empatia e capacità di ascolto erano tratti distintivi della sua personalità. Nel suo studio si incontravano figure di diverse appartenenze politiche, unite dalla possibilità di dialogare senza pregiudizi, in un ambiente aperto e inclusivo.

L’eredità artistica e familiare

Durante la conferenza stampa, la figlia Alessandra ha condiviso un ricordo intenso e commovente del padre, sottolineandone l’umanità e la vitalità culturale. Vaccarone ha sempre incoraggiato i figli a seguire le proprie passioni artistiche: entrambi hanno intrapreso la carriera musicale dopo essersi diplomati al Conservatorio.

Particolarmente significativo il riferimento all’ultima opera dell’artista, il Bolero di Ravel, dove il colore — declinato nelle tonalità del rosso — diventa metafora visiva della struttura musicale: un crescendo progressivo che richiama la circolarità della composizione.

Una mostra da non perdere a Roma

“Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976” è una mostra unica e originale dedicata a un artista poliedrico e profondamente impegnato.

L’esposizione sarà visitabile presso Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, dal 20 marzo al 3 maggio 2026, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire una figura centrale dell’arte italiana contemporanea.

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