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27 Sister Portrait, il trauma silenzioso delle bambine in collegio

Docufilm di Sara Schiavone giovene autrice e regista di questo cortometraggio, in cui racconta una storia vera ed autobiografica: sua nonna Maria in tempo di guerra, viene separata dal resto della numerosa famiglia e viene accompagnata dalla sorella maggiore Lucia in un collegio di suore.

Tra pianti e lacrime a dirotto, Maria a cinque anni non capisce questa separazione e chiaramente sente la mancanza della mamma e delle sorelle. In quei tempi si usava mandare i figli in collegio quando in famiglia si stentava ad andare avanti e a mettere un piatto a tavola per tutti: le famiglie numerose erano molto comuni e con l’avanzare della guerra molti hanno sofferto la fame.

Anche mia madre raccontava la stessa storia soprattutto quando ci si sedeva a tavola e gli otto figli si dividevano anche le briciole. La fortuna di chi veniva affidato ai collegi nei conventi, era che si rimaneva non solo indenni da bombardamenti e razionamento del cibo, ma anche da mancanza di beni primari come vestiario, acqua per lavarsi e gas per cucinare, ma anche e  soprattutto istruzione.

In questi collegi si salvava loro la vita e all’apparenza ne uscivano bambine ordinate, pulite, scolarizzate ed educate dalle suore (non sempre angeliche purtroppo) che, di fatto, rendevano la loro infanzia vivibile da un punto di vista tecnico, ma terribile da un punto di vista affettivo.

Non si può però ignorare che durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno salvato la vita a migliaia di bambini in tutta Italia ed il Vaticano ha sempre fatto grandi sforzi per proteggere e nutrire bambini bisognosi di aiuto, soprattutto durante i bombardamenti e le retate dei nazisti ha speso grandi sforzi per nascondere e supportare chi fuggiva ed era rimasto senza nulla. Il problema, è che dal giorno in cui Maria entra a cinque anni in collegio, viene chiamata con il suo numero di lettino, ovvero 27 e fino al giorno in cui esce a diciott’anni, nessuno l’ha mai chiamata con il suo vero nome, e questo è un trauma interiore che si fa difficoltà a superare.

Sopravvissute  alla guerra tra privazioni e sofferenze, le sorelle una volta riunitasi la famiglia nel dopoguerra, hanno però vissuto in città diverse per scelte di vita che le hanno allontanate ancora una volta. Il film racconta la loro storia e si conclude con il loro incontro di recente, quando si sono ritrovate per il compleanno di Maria.

Con immagini di repertorio ben scelte ed organizzate, montate alternandole al recitato, il racconto di Maria fila dritto ripercorrendo gli anni della guerra, non senza smuovere coscienze e far provare emozioni forti nel ricordare momenti che i nostri genitori o i nostri nonni ci hanno raccontato spesso: la fame in casa, il lottare per una “ciriola”, l’abitudine di indossare gli abiti lisi dei fratelli maggiori, il terrore delle bombe.

La bravura della Schiavone è quella di aver avuto una speciale sensibilità nel raccontare la storia di nonna Maria e di zia Lucia,  che oggi ha 102 anni,  una storia autentica e drammatica che ci riporta indietro nel tempo, illustrando tutto un mondo dimenticato che però, in questo periodo di guerre dislocate nel mondo, non può che far pensare alla necessità di valutare il fatto che la guerra va evitata sempre, mentre va riscoperto il valore di una pace reale e duratura che rispetta e tutela la dignità di ogni essere umano. 

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