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Le conifere perdono terreno, avanzano le latifoglie. Uno studio internazionale rivela come il riscaldamento globale stia modificando gli equilibri delle foreste europee

Il cambiamento climatico potrebbe trasformare in modo radicale il volto delle foreste europee entro la fine del secolo. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, che evidenzia come l’aumento delle temperature e degli stress idrici stia alterando la competitività tra le principali specie arboree del continente, favorendo molte latifoglie decidue e mettendo invece in difficoltà numerose conifere oggi dominanti.

La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto oltre trenta ricercatori europei, vede per l’Italia la partecipazione di Cnr-Isafom, l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche.

Secondo le simulazioni elaborate dagli studiosi, fino al 25% delle foreste europee potrebbe andare incontro a un cambiamento della specie dominante entro il 2100, con conseguenze significative sulla biodiversità, sull’assorbimento di carbonio e sulla capacità degli ecosistemi forestali di garantire servizi ambientali essenziali.

Intelligenza artificiale e deep learning per prevedere il futuro delle foreste

Per comprendere come il clima stia modificando i rapporti di forza tra le specie forestali, il team di ricerca ha utilizzato avanzate tecniche di deep learning addestrate su oltre 135 milioni di anni-simulazione forestale, ricavati da 17 modelli ecologici sviluppati in diversi Paesi europei. L’intelligenza artificiale è stata poi utilizzata per proiettare su scala continentale l’evoluzione della competitività di nove tra le specie forestali più importanti d’Europa in differenti scenari climatici futuri.

I risultati mostrano un quadro molto chiaro: sei delle nove specie analizzate perdono competitività con il progredire del cambiamento climatico. Tra queste figurano tutte le principali conifere sempreverdi europee, come abete rosso, abete bianco e pino silvestre, particolarmente vulnerabili nelle aree più calde e aride del loro areale naturale.

Al contrario, alcune latifoglie decidue come faggio e farnia sembrano mostrare una maggiore capacità di adattamento, riuscendo in diversi contesti a mantenere o addirittura aumentare la propria competitività.

Foreste europee sempre più vulnerabili agli stress climatici

Secondo Alessio Collalti, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale e coautore dello studio, il cambiamento climatico non sta influenzando soltanto la crescita o la mortalità degli alberi, ma sta modificando gli equilibri ecologici che determinano quali specie riescono a prevalere nel lungo periodo.

Le simulazioni indicano che nello scenario climatico più severo circa 96 milioni di ettari di foreste europee potrebbero cambiare specie dominante entro la fine del secolo. Le aree considerate più vulnerabili coincidono soprattutto con le grandi zone di transizione ecologica, come le regioni alpine, parte della Scandinavia meridionale e numerose aree mediterranee.

Gli studiosi sottolineano inoltre che i cambiamenti più marcati interesseranno le aree dove le specie arboree vivono già oggi vicino ai propri limiti fisiologici. In questi contesti, l’aumento delle temperature e la crescente frequenza degli stress idrici potrebbero accelerare il processo di sostituzione delle specie attualmente dominanti.

Impatti su biodiversità, carbonio e industria del legno

Le implicazioni di questo fenomeno vanno ben oltre il semplice cambiamento del paesaggio forestale. Le conifere rappresentano infatti oltre la metà delle foreste europee e svolgono un ruolo fondamentale sia per il sequestro del carbonio atmosferico sia per l’industria del legno. Comprendere dove e quando queste specie potrebbero perdere competitività sarà quindi essenziale per pianificare strategie di adattamento efficaci e garantire una gestione sostenibile degli ecosistemi forestali.

Secondo i ricercatori, le decisioni selvicolturali adottate oggi influenzeranno il volto delle foreste europee per i prossimi decenni. L’obiettivo sarà progettare ecosistemi più resilienti, diversificati e capaci di continuare a fornire servizi ecosistemici fondamentali anche in un clima sempre più instabile.

L’intelligenza artificiale diventa alleata della gestione forestale

Lo studio evidenzia infine come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento strategico per integrare decenni di modellistica ecologica e trasformare dati complessi in proiezioni affidabili su scala continentale. Un approccio che potrebbe aprire nuove prospettive non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la pianificazione ambientale e la gestione sostenibile delle foreste europee nei prossimi decenni.

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