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Shock settico refrattario: a Padova utilizzata per la prima volta l’Angiotensina II

Nuova frontiera in terapia intensiva contro le infezioni gravi resistenti alle cure tradizionali

Un importante passo avanti nella gestione dei pazienti critici arriva dall’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove è stata utilizzata per la prima volta in Italia l’Angiotensina II, un innovativo farmaco destinato al trattamento dello shock settico refrattario, una delle complicanze più gravi delle infezioni sistemiche.

L’introduzione di questa terapia rappresenta una nuova opportunità per i pazienti ricoverati in terapia intensiva che non rispondono adeguatamente ai trattamenti vasopressori convenzionali e che rischiano un rapido deterioramento delle funzioni vitali.

Cos’è lo shock settico refrattario

Lo shock settico è una condizione estremamente grave causata da una risposta incontrollata dell’organismo a un’infezione. Questa reazione provoca un abbassamento critico della pressione arteriosa e una ridotta perfusione degli organi vitali, con il rischio di insufficienza multiorgano e morte.

Quando i farmaci normalmente utilizzati per sostenere la pressione sanguigna, come noradrenalina e vasopressina, non riescono più a garantire un adeguato controllo emodinamico, si parla di shock settico refrattario, una situazione clinica particolarmente complessa e ad alto rischio.

Come agisce l’Angiotensina II

L’Angiotensina II è un ormone peptidico vasoattivo che agisce direttamente sui recettori della muscolatura liscia dei vasi sanguigni, inducendo una vasocostrizione controllata e favorendo il ripristino della pressione arteriosa.

La particolarità di questo farmaco risiede nel fatto che utilizza un meccanismo indipendente dal sistema adrenergico, consentendo una cosiddetta “decatecolaminizzazione”. In pratica, permette di ridurre progressivamente il ricorso a farmaci come noradrenalina e vasopressina, diminuendo il rischio di effetti collaterali correlati all’uso prolungato di queste molecole.

I benefici possono manifestarsi già nelle prime 48 ore di trattamento, migliorando la perfusione degli organi e aumentando le probabilità di recupero del paziente.

Due casi clinici complessi trattati con successo

L’Angiotensina II è stata recentemente inserita nel prontuario terapeutico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova grazie alla collaborazione tra la Farmacia Ospedaliera, diretta da Francesca Venturini, e le strutture di Terapia Intensiva ISTAR 3 e ISTAR 4, coordinate da Annalisa Boscolo Bozza.

Il nuovo trattamento è stato impiegato con successo in due casi clinici particolarmente complessi.

Nel primo caso è stata fondamentale la collaborazione con la Clinica Ortopedica e Traumatologica per il controllo chirurgico della fonte infettiva. Nel secondo caso è stato necessario il coinvolgimento di specialisti della chirurgia generale e della trapiantologia, dimostrando ancora una volta l’importanza dell’approccio multidisciplinare nella gestione dei pazienti più critici.

In entrambe le situazioni, l’Angiotensina II ha consentito di ristabilire una pressione di perfusione adeguata laddove le terapie tradizionali avevano mostrato limiti significativi, creando una finestra terapeutica decisiva per il successo delle cure intensive e degli interventi chirurgici.

Innovazione e ricerca al servizio dei pazienti critici

L’esperienza maturata a Padova conferma il ruolo strategico dell’innovazione farmacologica nella medicina intensiva moderna. L’impiego dell’Angiotensina II apre nuove prospettive nel trattamento delle forme più severe di shock settico, offrendo uno strumento aggiuntivo ai medici impegnati quotidianamente nella gestione delle emergenze infettive più complesse.

Questo risultato testimonia come ricerca scientifica, multidisciplinarietà e aggiornamento continuo delle terapie possano tradursi in opportunità concrete per migliorare la sopravvivenza e la qualità delle cure dei pazienti ricoverati nelle unità di terapia intensiva.

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