Un percorso specialistico per prevenire i danni cardiaci delle terapie antitumorali
Le moderne terapie oncologiche hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore. Parallelamente, però, è cresciuta l’attenzione verso gli effetti collaterali cardiovascolari di alcuni trattamenti. Da questa esigenza nasce la cardio-oncologia, una disciplina che unisce cardiologia e oncologia per prevenire, diagnosticare precocemente e trattare le complicanze cardiache legate alle cure antitumorali.
Per rispondere a questa sfida, il Policlinico Universitario Gemelli ha attivato un ambulatorio altamente specializzato dedicato alla cardio-oncologia, con l’obiettivo di garantire ai pazienti un percorso di cura multidisciplinare capace di tutelare la salute del cuore senza interrompere le terapie contro il cancro.
L’ambulatorio di cardio-oncologia del Gemelli
L’ambulatorio è diretto dalla professoressa Antonella Lombardo, professore aggregato di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della UOS di Ecocardiografia. La struttura opera seguendo le più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) e dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).
“L’ambulatorio nasce dall’esigenza di seguire i pazienti sottoposti a trattamenti chemioterapici potenzialmente cardiotossici, con l’obiettivo di prevenire oppure identificare precocemente il danno cardiaco e intervenire tempestivamente”, spiega la professoressa Lombardo.
Attivo dal 2021 come estensione dell’Unità di Ecocardiografia, il servizio si avvale anche della collaborazione della dottoressa Priscilla Lamendola e del dottor Massimiliano Camilli.
Dalle terapie CAR-T all’immunoterapia: sempre più pazienti seguiti
Nato inizialmente per monitorare pazienti onco-ematologici affetti da linfomi e leucemie, compresi coloro sottoposti a terapie CAR-T, il servizio ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione.
Oggi collabora stabilmente con oncologi, epatologi e dermatologi nella gestione dei pazienti trattati con immunoterapia, una strategia terapeutica che, seppur molto efficace contro diversi tumori, può provocare complicanze cardiache come la miocardite.
“I servizi di cardio-oncologia contribuiscono a evitare l’interruzione delle cure oncologiche e quindi a migliorarne gli esiti”, sottolinea Lombardo.
Diagnosi precoce grazie a ecocardiografia avanzata e biomarcatori
Il percorso diagnostico prevede una valutazione cardiologica completa associata a un ecocardiogramma di ultima generazione.
Oltre alla tradizionale misurazione della frazione di eiezione, gli specialisti utilizzano l’analisi dello strain ventricolare, una tecnica avanzata che permette di individuare alterazioni del muscolo cardiaco in una fase molto precoce, prima che compaiano segni evidenti di disfunzione.
A questo esame vengono associati biomarcatori ematici come troponine e NT-proBNP, strumenti fondamentali per identificare tempestivamente eventuali segni di sofferenza del miocardio.
I farmaci più monitorati: antracicline e trastuzumab
Particolare attenzione viene riservata ai pazienti che assumono farmaci noti per il possibile rischio cardiovascolare, tra cui:
- antracicline;
- trastuzumab;
- immunoterapie.
“Il danno provocato dal trastuzumab è generalmente reversibile, mentre quello indotto dalle antracicline può risultare più difficile da recuperare. Oggi sono disponibili anche formulazioni liposomiali che consentono una migliore distribuzione del farmaco riducendone la tossicità cardiaca”, evidenzia la cardiologa.
Terapie cardioprotettive ai primi segnali di danno
Per identificare i pazienti più vulnerabili vengono utilizzati specifici score di rischio previsti dalle linee guida europee.
Quando emergono alterazioni iniziali, anche in presenza di una funzione cardiaca ancora conservata, viene avviata tempestivamente una terapia cardioprotettiva.
“Ai primi segni di danno rilevati attraverso lo strain iniziamo il trattamento con beta-bloccanti e ACE-inibitori. Nei pazienti con una disfunzione più avanzata utilizziamo invece tutte le terapie oggi disponibili per lo scompenso cardiaco”, spiega Lombardo.
Sorveglianza a lungo termine per chi ha avuto un tumore in età pediatrica
L’ambulatorio dedica particolare attenzione anche ai pazienti guariti da un tumore durante l’infanzia.
“I long survivors, soprattutto coloro che hanno ricevuto radioterapia al torace, possono sviluppare una disfunzione del ventricolo sinistro anche vent’anni dopo il trattamento. Per questo motivo devono essere seguiti nel tempo con controlli periodici”, sottolinea la specialista.
Un modello multidisciplinare per migliorare la sopravvivenza
Secondo la responsabile dell’ambulatorio, il percorso ideale dovrebbe iniziare con una valutazione del rischio cardiovascolare prima dell’inizio delle cure oncologiche, utilizzando strumenti digitali basati sulle linee guida internazionali.
Una volta identificati i pazienti più esposti, la presa in carico deve coinvolgere cardiologi, oncologi e medici di medicina generale, che dovrebbero seguire il paziente durante tutto il percorso terapeutico e nel follow-up per almeno dieci anni dalla conclusione delle cure.
“L’obiettivo è duplice: ridurre il rischio cardiovascolare e, allo stesso tempo, migliorare gli esiti delle terapie oncologiche”, conclude la professoressa Antonella Lombardo.
Ricerca e innovazione
L’attività clinica dell’ambulatorio si accompagna a un’intensa attività scientifica, con circa 30 pubblicazioni su riviste internazionali ad alto impact factor e la partecipazione al progetto europeo Compass (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), dedicato allo sviluppo di modelli innovativi di assistenza multidisciplinare per i pazienti oncologici.


