Uno studio del Cnr identifica una molecola prodotta dai batteri intestinali che potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche per una delle più gravi malattie neuromuscolari rare
La ricerca sul microbiota intestinale continua a rivelare il suo ruolo determinante nella salute dell’organismo. Un nuovo studio coordinato dall’Istituto di Chimica Biomolecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Icb) di Pozzuoli aggiunge un importante tassello alla comprensione della distrofia muscolare di Duchenne (DMD), individuando specifiche molecole prodotte dai batteri intestinali in grado di contrastare la degenerazione del tessuto muscolare.
I risultati, pubblicati sulla rivista Journal of Translational Medicine, rafforzano l’ipotesi dell’esistenza di un vero e proprio asse microbiota-muscolo, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di future strategie terapeutiche contro una patologia genetica che, ad oggi, non dispone ancora di una cura definitiva.
Cos’è la distrofia muscolare di Duchenne
La distrofia muscolare di Duchenne è una rara malattia genetica ereditaria causata dall’assenza della distrofina, una proteina fondamentale per la stabilità delle fibre muscolari. La patologia provoca una progressiva e irreversibile perdita della massa muscolare, compromettendo nel tempo la capacità di camminare, la funzionalità respiratoria e quella cardiaca.
Nonostante i significativi progressi della ricerca, le terapie oggi disponibili consentono principalmente di rallentare la progressione della malattia, rendendo fondamentale individuare nuovi bersagli biologici.
Il microbiota intestinale sempre più protagonista della ricerca biomedica
Negli ultimi anni il microbiota intestinale è emerso come uno dei sistemi biologici più studiati dalla medicina moderna. Composto da miliardi di microrganismi che convivono con il nostro organismo, viene ormai considerato un vero e proprio “organo metabolico” capace di influenzare numerosi processi fisiologici.
Oltre a contribuire alla digestione e al metabolismo, il microbiota produce numerose molecole bioattive che fungono da messaggeri chimici tra intestino e altri organi, regolando infiammazione, sistema immunitario, metabolismo e persino il funzionamento del sistema nervoso e muscolare.
La scoperta: la commendamide protegge il tessuto muscolare
Il gruppo di ricerca coordinato da Fabio Arturo Iannotti ha concentrato l’attenzione sui metaboliti prodotti dai batteri intestinali appartenenti prevalentemente al genere Bacteroides.
Lo studio ha individuato nella commendamide, una molecola strettamente collegata al sistema degli endocannabinoidi, un elemento chiave nella comunicazione tra intestino e muscolo.
I ricercatori hanno osservato che la commendamide risulta significativamente ridotta sia nei modelli animali della malattia sia nelle persone affette da distrofia muscolare di Duchenne. Questa diminuzione appare direttamente correlata ai processi biologici che favoriscono il danno e la degenerazione del tessuto muscolare.
Secondo gli autori della ricerca, le molecole prodotte dal microbiota non rappresentano semplici sottoprodotti del metabolismo, ma veri mediatori biologici in grado di modulare la funzionalità muscolare e la vulnerabilità delle fibre.
L’asse microbiota-muscolo apre nuove prospettive terapeutiche
I risultati rafforzano il concetto di asse microbiota-muscolo, un sistema di comunicazione biologica attraverso cui i batteri intestinali influenzano direttamente la salute del tessuto muscolare.
Pur trattandosi ancora di risultati ottenuti in fase preclinica, la ricerca suggerisce che intervenire sul microbiota potrebbe diventare in futuro una nuova strategia terapeutica complementare alle cure oggi disponibili.
Come sottolinea Fabio Arturo Iannotti, il microbiota intestinale rappresenta un vero organo funzionale che dialoga continuamente con il resto dell’organismo attraverso una rete estremamente complessa di segnali molecolari. Comprendere questi meccanismi potrebbe offrire nuove opportunità terapeutiche soprattutto nelle malattie rare prive di trattamenti risolutivi.
Una ricerca che conferma il ruolo degli endocannabinoidi
Questo studio rappresenta la naturale evoluzione di precedenti lavori dello stesso gruppo di ricerca, che avevano già dimostrato come nei modelli sperimentali di distrofia muscolare di Duchenne il microbiota intestinale presenti una composizione profondamente diversa rispetto ai soggetti sani.
In particolare, era stata osservata una significativa riduzione degli acidi grassi a catena corta, come il butirrato, accompagnata da un’alterazione del sistema degli endocannabinoidi, elementi entrambi coinvolti nella regolazione dell’infiammazione e del metabolismo muscolare.
La nuova scoperta identifica ora una specifica molecola capace di collegare direttamente queste alterazioni ai meccanismi di degenerazione muscolare, offrendo un ulteriore tassello nella comprensione della malattia.
Una collaborazione scientifica internazionale
Lo studio è il risultato di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto il Cnr-Icb, il Dipartimento di Farmacia e il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università Federico II di Napoli, il Dipartimento della Donna, del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, il Centro Clinico NEMO dell’AORN Ospedali dei Colli – Ospedale Monaldi di Napoli e il NUTRISS Centre dell’Université Laval di Québec, in Canada.
L’integrazione di competenze provenienti da biochimica, farmacologia, nutrizione, microbiologia e medicina traslazionale conferma come lo studio delle malattie neuromuscolari richieda un approccio multidisciplinare sempre più orientato alla medicina di precisione.
Il futuro della ricerca sulla distrofia di Duchenne
L’identificazione del ruolo della commendamide e del microbiota intestinale rappresenta una nuova direzione nella ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici per confermare questi risultati nell’uomo, le evidenze suggeriscono che modulare il microbiota e i suoi metaboliti potrebbe diventare una strategia innovativa per rallentare la progressione della malattia.
La comprensione del dialogo tra intestino e muscolo conferma inoltre come la medicina del futuro sarà sempre più orientata allo studio delle interazioni tra organi e sistemi biologici, aprendo la strada a trattamenti personalizzati per numerose patologie genetiche e neurodegenerative.



