Il ritorno dei contagi riaccende l’attenzione su una delle malattie virali più trasmissibili. Come agisce il morbillo, quali complicanze può provocare, come funzionano il vaccino MPR e la profilassi post-esposizione e quali soluzioni sta studiando la scienza.
Tra gennaio e luglio 2026 in Italia sono stati segnalati 537 casi di morbillo. Nel periodo compreso tra agosto 2025 e luglio 2026, i trenta Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo ne hanno notificati complessivamente 2.339, senza decessi attribuiti all’infezione. L’Italia risulta il Paese con il numero più elevato di casi, seguita dalla Bulgaria.
Il dato non deve però essere letto soltanto come una nuova emergenza epidemiologica. È soprattutto il segnale della presenza di sacche di popolazione non immunizzate o immunizzate in modo incompleto. Il morbillo, infatti, non è un virus nuovo, non ha compiuto un salto di specie e non manca un vaccino efficace. La sua ricomparsa dipende principalmente dai vuoti lasciati nella protezione collettiva.
Che cos’è il morbillo
Il morbillo è una malattia infettiva acuta causata da un virus appartenente al genere Morbillivirus. Viene spesso ricordato come una comune malattia esantematica dell’infanzia, ma questa definizione è riduttiva. Non si tratta soltanto di febbre e macchie sulla pelle: è un’infezione sistemica capace di interessare le vie respiratorie, il sistema immunitario e, nei casi più gravi, polmoni e sistema nervoso centrale.
Il virus entra nell’organismo attraverso le vie respiratorie. Dopo una prima replicazione locale, raggiunge i linfonodi e si diffonde nel sangue, arrivando a diversi tessuti. L’esantema che compare sulla pelle è quindi soltanto la manifestazione più visibile di un processo che coinvolge l’intero organismo.
Il morbillo è inoltre una delle malattie più contagiose conosciute. Si trasmette attraverso particelle respiratorie emesse parlando, tossendo, starnutendo o semplicemente respirando. Il virus può rimanere attivo nell’aria di un ambiente chiuso fino a due ore e una persona infetta può generare fino a 18 casi secondari tra individui non immuni. La contagiosità comincia già quattro giorni prima della comparsa dell’esantema e prosegue per circa quattro giorni dopo, quando il paziente potrebbe avere già frequentato familiari, scuole, mezzi pubblici o luoghi di lavoro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, proprio questa elevatissima capacità di diffusione rende indispensabile una copertura vaccinale molto omogenea.
Morbillo: incubazione e sintomi iniziali
Dopo il contagio segue generalmente un periodo di incubazione compreso tra sette e quattordici giorni, durante il quale la persona non presenta sintomi evidenti.
La malattia inizia solitamente con febbre elevata, tosse secca, naso che cola, forte irritazione degli occhi, lacrimazione e congiuntivite. All’interno della bocca possono comparire le cosiddette macchie di Köplik: piccoli punti biancastri circondati da un alone rosso, considerati un segno caratteristico dell’infezione.
Dopo tre-cinque giorni dai primi sintomi compare l’esantema. Le macchie rosse iniziano generalmente dal viso, dall’attaccatura dei capelli e dalla parte superiore del collo, per poi estendersi progressivamente al tronco, alle braccia e alle gambe. In questa fase la febbre può aumentare ulteriormente.
Il quadro clinico può essere confuso inizialmente con altre infezioni respiratorie o malattie esantematiche. Per questo la diagnosi deve essere confermata attraverso test di laboratorio, in particolare la ricerca dell’RNA virale mediante PCR e la rilevazione degli anticorpi specifici.
In presenza di sintomi compatibili o dopo un contatto noto con una persona infetta è importante telefonare al medico, al pediatra o al servizio sanitario prima di recarsi in ambulatorio o al pronto soccorso. Presentarsi senza preavviso potrebbe esporre al virus altri pazienti, compresi neonati, donne in gravidanza e persone immunodepresse.
Perché il morbillo può diventare pericoloso
Nella maggior parte dei casi il paziente guarisce, ma non è possibile prevedere con certezza chi svilupperà una complicanza. I soggetti più esposti alle forme severe sono i bambini piccoli, gli adulti, le donne in gravidanza, le persone malnutrite e i pazienti con difese immunitarie ridotte.
Tra le complicanze più frequenti figurano otite, diarrea e disidratazione. Nei casi più seri possono verificarsi polmonite, insufficienza respiratoria ed encefalite, un’infiammazione del cervello che può lasciare conseguenze neurologiche permanenti. Durante la gravidanza il morbillo può aumentare il rischio di aborto, parto prematuro e basso peso alla nascita.
Esiste anche una complicanza tardiva, rara ma fatale, chiamata panencefalite subacuta sclerosante. Può manifestarsi mediamente sette-dieci anni dopo l’infezione, quando il paziente sembrava completamente guarito, e provoca un progressivo deterioramento neurologico, disturbi del comportamento, crisi epilettiche e perdita delle capacità motorie e cognitive. Il rischio appare maggiore quando il morbillo viene contratto nei primissimi anni di vita.
L’assenza di decessi registrati nell’ultimo periodo di sorveglianza europeo non rende dunque innocua la malattia. A livello mondiale, l’OMS ha stimato circa 95 mila morti per morbillo nel 2024, in gran parte bambini piccoli non vaccinati o vaccinati solo parzialmente.
L’amnesia immunitaria causata dal morbillo
Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni riguarda la cosiddetta “amnesia immunitaria”. Il virus del morbillo può colpire alcune cellule che conservano la memoria delle infezioni e delle vaccinazioni precedenti.
Dopo la guarigione, il sistema immunitario può quindi perdere una parte della capacità acquisita di riconoscere altri virus e batteri. La persona non resta necessariamente immunodepressa in modo permanente, ma può risultare più vulnerabile ad altre infezioni per mesi o, in alcuni casi, per alcuni anni. Anche il CDC statunitense sottolinea che il danno alle cellule della memoria immunitaria può proseguire ben oltre la scomparsa della febbre e dell’esantema.
Il morbillo, quindi, non rappresenta soltanto il rischio legato alla fase acuta: può indebolire una parte del patrimonio immunitario costruito dall’organismo nel corso del tempo.
Vaccino contro il morbillo: come funziona e quanto protegge
La principale forma di prevenzione è il vaccino vivo attenuato, disponibile in Italia soprattutto nella formulazione combinata MPR, contro morbillo, parotite e rosolia, oppure MPRV, che comprende anche la varicella.
Il vaccino contiene una versione fortemente indebolita del virus, incapace di provocare il morbillo nelle persone con un sistema immunitario normale, ma sufficiente ad addestrare le difese dell’organismo. Una dose protegge dal morbillo circa il 93% dei vaccinati; con due dosi la protezione raggiunge approssimativamente il 97%.
La seconda somministrazione non serve soltanto come richiamo: permette soprattutto di immunizzare quella piccola quota di persone che non ha sviluppato una risposta sufficiente dopo la prima dose.
In Italia, secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità, la prima dose viene somministrata intorno ai 12 mesi di vita e la seconda intorno ai 5 anni. Adolescenti e adulti che non possiedono una documentazione di due dosi, né una prova di immunità, dovrebbero verificare la propria situazione con il medico o con il servizio vaccinale della Asl. Un’attenzione particolare è necessaria per operatori sanitari, insegnanti, persone che lavorano a contatto con il pubblico e viaggiatori internazionali.
Essendo vivo attenuato, il vaccino MPR è generalmente controindicato durante la gravidanza e nei pazienti con gravi deficit immunitari. La valutazione deve comunque essere effettuata dal medico in base alla condizione individuale.
Perché servono coperture superiori al 95%
Il morbillo richiede livelli di immunizzazione particolarmente elevati. Non basta raggiungere una buona media nazionale: occorre che almeno il 95% della popolazione sia protetto con due dosi in ogni territorio e gruppo sociale.
Una copertura apparentemente alta può infatti nascondere comunità, quartieri o fasce d’età nelle quali si sono accumulate molte persone suscettibili. Quando il virus viene introdotto da un viaggiatore o da un caso importato, trova un ambiente favorevole e può generare rapidamente un focolaio.
Uno studio italiano pubblicato su The Lancet Infectious Diseases ha stimato che nel 2025 circa il 9,2% della popolazione italiana fosse ancora suscettibile al morbillo. I ricercatori hanno individuato vuoti immunitari anche tra gli adulti di età compresa tra 20 e 40 anni, nati negli anni Ottanta e Novanta. Lo stesso studio ha rilevato che quasi nove episodi di trasmissione su dieci analizzati avevano avuto origine da persone non vaccinate.
Il problema, dunque, non riguarda esclusivamente i bambini. Esistono generazioni adulte che non hanno contratto il morbillo nell’infanzia, ma non hanno neppure completato il ciclo vaccinale.
Profilassi dopo l’esposizione al morbillo
La prevenzione può essere attuata anche dopo un contatto con una persona infetta, ma i tempi sono molto stretti.
Nei soggetti suscettibili che possono essere vaccinati, il vaccino MPR somministrato entro 72 ore dall’esposizione può impedire la malattia o attenuarne la gravità. Se la vaccinazione è controindicata, come può avvenire nei neonati molto piccoli, nelle donne in gravidanza non immuni e nei pazienti gravemente immunodepressi, possono essere impiegate immunoglobuline specifiche fino al sesto giorno successivo al contatto.
Non si tratta di interventi da decidere autonomamente. È necessario contattare rapidamente il medico, la Asl o il servizio di igiene pubblica, che valuterà il tipo di esposizione, lo stato vaccinale e le condizioni cliniche della persona.
Esiste una cura per il morbillo?
Attualmente non esiste un farmaco antivirale specifico approvato capace di eliminare il virus del morbillo. La terapia è prevalentemente di supporto e punta a controllare la febbre, mantenere una corretta idratazione, sostenere la respirazione e trattare le eventuali complicanze.
Gli antibiotici non agiscono contro il virus e vengono utilizzati soltanto quando si sviluppano sovrainfezioni batteriche, come alcune polmoniti o otiti.
L’OMS raccomanda la vitamina A nei bambini con morbillo in determinati contesti clinici, soprattutto in presenza di malnutrizione o carenza vitaminica. L’ISS precisa però che in Italia non esistono dati sufficienti per raccomandarla indiscriminatamente nei pazienti ben nutriti ricoverati nei Paesi industrializzati. Dosi elevate assunte senza controllo medico possono inoltre essere tossiche: la vitamina A non è una profilassi, non impedisce il contagio e non sostituisce il vaccino.
Ricerca sul morbillo: i cerotti vaccinali senza ago
La ricerca non punta tanto a sostituire un vaccino che funziona, quanto a renderlo più semplice da trasportare, conservare e somministrare.
Una delle innovazioni più avanzate è rappresentata dai cerotti a microaghi, chiamati microarray patch. Sono piccoli dispositivi ricoperti da minuscole strutture solubili che rilasciano il vaccino negli strati superficiali della pelle, senza utilizzare la tradizionale siringa.
Uno studio clinico di fase 1/2 condotto in Gambia su adulti, bambini e lattanti ha mostrato un profilo di sicurezza e una risposta immunitaria paragonabili alla somministrazione sottocutanea convenzionale. Il dispositivo potrebbe ridurre il dolore, evitare la ricostituzione del vaccino, limitare gli errori di preparazione e semplificare la catena del freddo.
L’Organizzazione mondiale della sanità sta lavorando alla progettazione degli studi di fase 3, alla produzione su scala maggiore e al percorso necessario per l’autorizzazione e la futura prequalificazione. Nel 2026 uno studio pubblicato sul Journal of Global Health ha inoltre individuato le priorità operative: gestione delle forniture, accettazione nelle comunità meno raggiunte e integrazione dei cerotti nei programmi vaccinali nazionali. Il prodotto, tuttavia, non è ancora disponibile nella pratica clinica.
Nuovi antivirali contro la replicazione del virus
Un altro filone di ricerca riguarda farmaci capaci di bloccare la polimerasi virale, l’enzima utilizzato dal morbillo per copiare il proprio RNA e moltiplicarsi.
Tra le molecole sperimentali figura ERDRP-0519. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha ricostruito con tecniche di microscopia crioelettronica il punto preciso in cui il composto si lega alla polimerasi del virus. Questa conoscenza potrà aiutare a progettare antivirali più selettivi e a comprendere i possibili meccanismi di resistenza.
Sono allo studio anche anticorpi monoclonali neutralizzanti, destinati soprattutto ai pazienti immunodepressi o alle persone esposte che non possono ricevere il vaccino. Queste strategie si trovano però ancora prevalentemente nella fase preclinica: non esiste, al momento, una terapia antivirale specifica autorizzata contro il morbillo.
Sorveglianza genomica e diagnosi rapida
La ricerca riguarda anche il controllo epidemiologico. Il sequenziamento genetico permette di confrontare i virus isolati nei diversi pazienti, ricostruire le catene di trasmissione e distinguere i casi importati dalla circolazione interna.
Test molecolari più rapidi, sistemi digitali di notifica e modelli capaci di individuare le aree con maggiore presenza di persone suscettibili possono consentire campagne vaccinali più mirate. Nel caso del morbillo, intervenire sui primi casi è decisivo, perché il virus può diffondersi prima che compaia l’esantema.
La sfida principale resta colmare i vuoti immunitari
La scienza dispone già di uno strumento estremamente efficace: un vaccino utilizzato da circa sessant’anni, economico e capace di offrire una protezione duratura. Le innovazioni in fase di sviluppo potranno renderne più facile la distribuzione e, in futuro, offrire terapie specifiche ai pazienti più fragili.
Nel presente, però, il nodo principale non è inventare un nuovo vaccino. È raggiungere chi non ha ricevuto la prima dose, completare il ciclo di chi ne ha ricevuta soltanto una e recuperare gli adulti rimasti fuori dai programmi vaccinali.
I 537 casi italiani non raccontano soltanto il ritorno di una malattia del passato. Mostrano quanto rapidamente il morbillo riesca a occupare gli spazi lasciati scoperti dalla prevenzione. E ricordano che, contro uno dei virus più contagiosi al mondo, anche una piccola frattura nell’immunità collettiva può trasformarsi in un nuovo focolaio.



