L’arbovirus trasmesso dai pappataci circola soprattutto nei mesi caldi. La maggior parte delle infezioni è lieve o asintomatica, ma in rari casi può interessare il sistema nervoso.
Il virus Toscana (TOSV) è un arbovirus diffuso in Italia e in diversi Paesi dell’Europa meridionale. Deve il suo nome alla regione nella quale fu isolato per la prima volta, nel 1971, dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità. A trasmetterlo sono i flebotomi, piccoli insetti ematofagi conosciuti anche come pappataci.
Come si trasmette il virus Toscana
La trasmissione avviene attraverso la puntura delle femmine infette, attive soprattutto tra maggio e ottobre. I pappataci sono più presenti nelle aree rurali e periurbane, ma possono raggiungere anche le abitazioni.
In Italia il vettore predominante è Phlebotomus perniciosus, diffuso in particolare nelle regioni tirreniche e meridionali. Un’altra specie rilevante è Phlebotomus perfiliewi, presente soprattutto sul versante adriatico degli Appennini, dall’Abruzzo all’Emilia-Romagna, oltre che in Toscana, Calabria e Sicilia.
Quali sono i sintomi
Il periodo di incubazione varia generalmente da 3 a 7 giorni, ma può arrivare fino a due settimane. La maggior parte delle infezioni è asintomatica oppure provoca disturbi lievi.
Quando presenti, i sintomi più comuni sono febbre improvvisa, mal di testa, nausea e vomito. In molti casi regrediscono spontaneamente nell’arco di circa una settimana.
Più raramente il virus Toscana può provocare forme neuroinvasive, come meningite, encefalite o meningoencefalite. Sono state descritte anche neuropatie periferiche, sindrome di Guillain-Barré, paralisi facciale e disturbi dell’udito. Le conseguenze permanenti e i decessi restano eventi poco frequenti.
In presenza di febbre elevata accompagnata da forte cefalea, rigidità del collo, confusione, sonnolenza anomala o altri disturbi neurologici è necessario rivolgersi tempestivamente a un medico.
I casi registrati in Italia
Uno studio pubblicato su Eurosurveillance ha analizzato 607 casi di infezione neuroinvasiva segnalati in Italia tra il 2016 e il 2023. Quasi la metà, 276, si è concentrata nel biennio 2022-2023. Nello stesso periodo sono stati registrati due decessi. Circa il 70% dei casi ha riguardato persone di sesso maschile. ISS
Nel 2024 la sorveglianza nazionale aveva rilevato 90 casi confermati al 3 dicembre. Nel 2025 sono stati segnalati complessivamente 116 casi, 115 dei quali autoctoni. Questi numeri rappresentano soltanto le infezioni diagnosticate: le forme senza sintomi o con manifestazioni lievi possono infatti non essere riconosciute.
Il ruolo delle anomalie climatiche
I casi si manifestano soprattutto tra maggio e novembre, con un picco generalmente osservato in agosto. Le stagioni particolarmente calde e umide possono favorire lo sviluppo e la sopravvivenza dei flebotomi, prolungandone l’attività e aumentando le occasioni di trasmissione.
Secondo i ricercatori, le anomalie climatiche osservate nel 2018, nel 2022 e nel 2023 potrebbero avere contribuito all’aumento delle infezioni neuroinvasive registrato in quegli anni. Il legame tra clima, distribuzione dei vettori e diffusione del virus richiede quindi una sorveglianza sempre più attenta.
Terapia e prevenzione
Attualmente non esistono un vaccino né una terapia antivirale specifica contro il virus Toscana. Il trattamento è sintomatico e di supporto, mentre nelle forme neurologiche più importanti può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
La prevenzione consiste principalmente nel ridurre il rischio di punture. L’ISS raccomanda di utilizzare repellenti, indossare pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe soprattutto all’alba e al tramonto, installare zanzariere e soggiornare, quando possibile, in ambienti climatizzati.
Il virus Toscana non deve generare allarmismo, ma richiede consapevolezza. Conoscere i sintomi, proteggersi dai pappataci e riconoscere rapidamente le manifestazioni neurologiche rappresentano gli strumenti più efficaci per limitare i rischi.



