A Pozzilli uno dei primi impianti realizzati in Italia. La nuova tecnologia stimola in modo mirato l’area da cui hanno origine le crisi senza introdurre elettrodi nel tessuto cerebrale
Una nuova possibilità di cura per l’epilessia focale farmacoresistente entra nella pratica clinica dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, dove è stato eseguito uno dei primi impianti in Italia di un sistema di neuromodulazione epicranica. La tecnologia è destinata a pazienti adulti nei quali le crisi continuano a manifestarsi nonostante terapie farmacologiche adeguate e per i quali la chirurgia tradizionale non risulta praticabile o appropriata.
L’elemento innovativo è rappresentato dalla possibilità di stimolare selettivamente la zona della corteccia cerebrale da cui partono le crisi senza collocare elettrodi all’interno del cervello. Il dispositivo viene infatti posizionato sotto il cuoio capelluto e fissato sulla superficie esterna del cranio, in corrispondenza del focolaio epilettogeno individuato durante il percorso diagnostico.
Che cos’è l’epilessia farmacoresistente
L’epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dalla predisposizione a sviluppare crisi ricorrenti, provocate da un’attività elettrica anomala del cervello. Nelle forme focali, le crisi hanno origine in una determinata area cerebrale, anche se possono successivamente coinvolgere reti più estese.
Secondo la definizione dell’International League Against Epilepsy, si parla di epilessia farmacoresistente quando due terapie con farmaci anticrisi, correttamente scelte, tollerate e utilizzate in modo adeguato, non riescono a garantire una libertà duratura dalle crisi. Questa condizione riguarda circa un terzo delle persone con epilessia e richiede una valutazione in un centro specializzato, perché continuare a cambiare farmaci non è sempre sufficiente.
In questi casi possono essere prese in considerazione altre strategie, tra cui la chirurgia resettiva, le tecniche ablative e le diverse forme di neuromodulazione. La scelta dipende dalla sede del focolaio, dal tipo di crisi, dalle funzioni svolte dall’area coinvolta e dalle condizioni cliniche della persona.
Come funziona la neuromodulazione epicranica
Il sistema impiantato al Neuromed è indicato per pazienti di almeno 18 anni nei quali sia stato possibile identificare con precisione il focolaio epilettogeno, cioè la zona della corteccia da cui originano le crisi.
In corrispondenza di quest’area viene collocato un elettrodo capace di trasmettere attraverso il cranio impulsi elettrici programmati. L’obiettivo non è rimuovere il focolaio, ma modularne l’attività elettrica per ridurre nel tempo la frequenza delle crisi. L’elettrodo è collegato, mediante un cavo sottocutaneo, a un piccolo generatore di impulsi posizionato anch’esso sotto la pelle.
La stimolazione può essere regolata dagli specialisti e adattata alle caratteristiche cliniche del singolo paziente. Si tratta quindi di una terapia personalizzabile, inserita in un percorso che richiede controlli periodici e un monitoraggio dell’andamento delle crisi.

Un impianto senza elettrodi nel tessuto cerebrale
La caratteristica distintiva della neuromodulazione epicranica è la minore invasività rispetto alle tecniche che richiedono l’introduzione di elettrodi nel cervello. Il dispositivo viene fissato sulla superficie esterna della teca cranica, sotto il cuoio capelluto, senza raggiungere direttamente il tessuto cerebrale.
Questo non significa che si tratti di una procedura priva di intervento chirurgico o di rischi. L’impianto richiede comunque un’operazione e un’attenta valutazione del rapporto tra possibili benefici e complicanze. La differenza è che la stimolazione mirata della corteccia viene ottenuta senza una craniotomia finalizzata al posizionamento intracerebrale degli elettrodi.
I neurochirurghi Felice Esposito e Alice Esposito sottolineano proprio questo aspetto: la collocazione dello stimolatore sotto la cute e sulla superficie del cranio consente di raggiungere l’area corticale individuata con una procedura relativamente poco invasiva.
Quando la chirurgia resettiva non è possibile
Per alcune persone con epilessia focale farmacoresistente, l’asportazione o l’ablazione della zona epilettogena può offrire la possibilità di ottenere un controllo duraturo delle crisi. Questa strada, però, non è indicata in tutti i casi. Il focolaio potrebbe trovarsi vicino o all’interno di aree essenziali per il linguaggio, il movimento, la memoria o altre funzioni neurologiche, rendendo la rimozione troppo rischiosa.
La neuromodulazione offre allora un approccio differente: non elimina la zona da cui partono le crisi, ma prova a modificarne l’attività attraverso impulsi elettrici calibrati. Può quindi rappresentare un’opzione aggiuntiva per pazienti selezionati, senza sostituire automaticamente i farmaci né le altre terapie disponibili.
“L’introduzione di questa tecnologia amplia ulteriormente l’offerta terapeutica del nostro Centro”, spiega Alfredo D’Aniello, neuropsichiatra infantile ed epilettologo del Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia dell’I.R.C.C.S. Neuromed. Il suo impiego, aggiunge lo specialista, deve poggiare sulla corretta identificazione del focolaio e su una valutazione multidisciplinare, soprattutto quando la chirurgia resettiva non costituisce una soluzione adeguata.
Cosa mostrano gli studi clinici
Le evidenze disponibili sulla stimolazione epicranica focale sono incoraggianti, ma devono essere interpretate tenendo conto del numero ancora limitato di pazienti studiati.
Un’analisi di due studi prospettici non randomizzati, pubblicata nel 2023 su JAMA Neurology, ha coinvolto 33 adulti sottoposti all’impianto. Tra i 32 pazienti che hanno ricevuto la stimolazione, dopo sei mesi il 53,1% ha ottenuto una riduzione di almeno il 50% della frequenza delle crisi; la riduzione mediana è stata del 52%. Nello studio non sono stati segnalati eventi avversi gravi correlati al dispositivo o alla procedura.
Il successivo follow-up a due anni, pubblicato nel 2025 su Epilepsia, ha indicato una riduzione mediana delle crisi del 68% e una quota di pazienti responder del 65% tra coloro che disponevano dei dati di efficacia a lungo termine. Si tratta, tuttavia, di uno studio aperto, senza gruppo di controllo e condotto su un campione ristretto: saranno quindi necessari ulteriori dati per definire con maggiore precisione efficacia, durata del beneficio e criteri ottimali di selezione.
Un percorso costruito sul singolo paziente
Il valore del nuovo impianto realizzato al Neuromed risiede anche nell’ampliamento delle alternative disponibili contro l’epilessia farmacoresistente. La tecnologia, da sola, non rappresenta una cura valida per tutti: il risultato dipende dalla corretta localizzazione del focolaio epilettogeno e dalla selezione del paziente attraverso un percorso che coinvolge epilettologi, neurologi, neurochirurghi, neuroradiologi e neuropsicologi.
Con questa procedura, l’Istituto di Pozzilli rafforza il proprio ruolo nella diagnosi e nel trattamento avanzato delle malattie neurologiche, introducendo in Italia una tecnica recente che mira a coniugare precisione della stimolazione, personalizzazione della terapia e minore invasività.



