Una sperimentazione pubblicata su The Lancet Respiratory Medicine ha valutato una procedura di filtrazione del sangue in pazienti con shock settico e insufficienza multiorgano. I risultati sono promettenti, ma richiedono conferme
Lo shock settico è una delle condizioni più gravi affrontate in terapia intensiva. Un’infezione provoca un’alterazione della circolazione e può compromettere il funzionamento di più organi. Anche quando vengono somministrati antibiotici, farmaci per sostenere la pressione arteriosa e altre cure intensive, il rischio di morte rimane elevato.
Lo studio TIGRIS ha esaminato una possibile terapia aggiuntiva: rimuovere dal sangue le endotossine, sostanze associate ad alcuni batteri che possono contribuire alla risposta infiammatoria. La ricerca, guidata da Javier A. Neyra e Matthieu Legrand, è stata pubblicata nel 2026 su The Lancet Respiratory Medicine.
Come funziona il trattamento studiato
La procedura si chiama emoadsorbimento con polimixina B. Il sangue del paziente passa attraverso una cartuccia progettata per legare le endotossine. È un trattamento extracorporeo che si aggiunge alle cure standard: non sostituisce gli antibiotici, la ricerca e il controllo della fonte dell’infezione o il sostegno delle funzioni vitali.
L’idea è intervenire su uno dei possibili fattori che alimentano lo shock. La sepsi, però, è una condizione complessa: la presenza di endotossine non spiega da sola ciò che accade a ogni paziente.
Lo studio TIGRIS: 157 pazienti in 19 ospedali
I ricercatori hanno condotto uno studio clinico randomizzato di fase 3 in 19 ospedali statunitensi. Hanno valutato quasi 15 mila persone e arruolato 157 adulti con shock settico, necessità di farmaci vasopressori, disfunzione di più organi e valori di attività delle endotossine compresi nell’intervallo stabilito dal protocollo.
I pazienti sono stati assegnati alle cure standard oppure alle cure standard più due sedute di emoadsorbimento. L’obiettivo principale era verificare quanti fossero deceduti entro 28 giorni. La selezione dei partecipanti è essenziale per capire il risultato: lo studio riguarda un gruppo specifico di malati, non tutte le persone con sepsi.
Mortalità a 28 giorni: che cosa dicono i numeri
Entro 28 giorni sono morte 41 persone su 106 nel gruppo sottoposto al trattamento, pari al 39%, e 23 su 51 nel gruppo che ha ricevuto le sole cure standard, pari al 45%. La differenza osservata è di circa sei punti percentuali.
Secondo l’analisi statistica prevista dallo studio, la probabilità di un beneficio sulla mortalità è stata stimata al 95,3% a 28 giorni e al 99,4% a 90 giorni. Queste cifre non indicano la percentuale di pazienti guariti grazie alla procedura: esprimono la probabilità di beneficio calcolata dal modello statistico. Inoltre, la stima a 28 giorni conserva un margine di incertezza che comprende anche la possibilità di nessun beneficio.
Anche la sicurezza va valutata con attenzione. Eventi avversi gravi sono stati registrati nel 30% dei pazienti trattati considerati nell’analisi di sicurezza e nel 22% dei controlli. Due eventi gravi sono stati giudicati correlati al trattamento o all’inserimento del catetere. Il numero limitato di partecipanti non permette conclusioni definitive sui rischi.
Perché la ricerca è importante, ma non conclusiva
Una precedente sperimentazione, chiamata EUPHRATES, non aveva rilevato una riduzione significativa della mortalità considerando tutti i pazienti studiati. TIGRIS ha adottato criteri di selezione più specifici, concentrandosi su persone con determinati livelli di attività endotossinica e insufficienza multiorgano. La domanda è se identificare meglio i pazienti possa rendere utile una terapia che, applicata più ampiamente, non aveva mostrato un beneficio chiaro.
È una possibilità di grande interesse per la rianimazione, ma servono ulteriori studi. TIGRIS ha coinvolto soltanto 157 pazienti, era uno studio aperto e la sua analisi statistica ha incorporato informazioni tratte da un sottogruppo della ricerca precedente. Lo studio è stato finanziato da Spectral Medical; alcuni autori hanno dichiarato legami con l’azienda. Questi aspetti vanno considerati nell’interpretazione dei risultati.
Il messaggio, per ora, è preciso: la rimozione delle endotossine dal sangue potrebbe migliorare la sopravvivenza di alcuni pazienti con shock settico accuratamente selezionati. Stabilire se il beneficio sia confermato e quali persone possano ottenerlo richiede nuove prove cliniche.
Leggi la ricerca originale: Neyra e colleghi, studio TIGRIS, The Lancet Respiratory Medicine (2026).

