Asma e BPCO: inquinamento e nuove cure cambiano la pneumologia

Dal Congresso nazionale SIP/IRS il richiamo a una medicina che unisce prevenzione, terapie personalizzate e qualità dell’aria. Le esposizioni professionali sono associate a una quota stimata del 16% dei casi di asma e del 14% di BPCO negli adulti

Curare i polmoni significa anche conoscere l’aria che una persona respira e le condizioni nelle quali vive e lavora. È la prospettiva emersa dal XXVII Congresso nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), che ha messo in relazione medicina di precisione, innovazione terapeutica, tecnologie e prevenzione.

L’appuntamento, svolto dal 3 al 5 ottobre 2026 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, ha delineato una pneumologia sempre più attenta all’intero percorso del paziente: dalle esposizioni che possono favorire una malattia fino alla continuità dell’assistenza.

«Mentre diventiamo sempre più capaci di curare, comprendiamo che curare non basta», ha sottolineato Paola Rogliani, presidente SIP/IRS e del congresso. Un richiamo a integrare le competenze e a considerare insieme la persona, l’ambiente e i fattori che incidono sulla salute respiratoria.

Ambiente e polmoni: conta anche ciò che respiriamo

Abitare vicino a una strada trafficata, essere esposti al fumo passivo o lavorare a contatto con polveri e sostanze irritanti può fornire informazioni utili alla valutazione clinica.

Su questo rapporto si concentra il documento elaborato da esperti di nove società scientifiche italiane, pubblicato il 22 settembre 2026 su Exploration of Asthma & Allergy. La proposta è integrare la “storia ambientale” nella raccolta delle informazioni sul paziente, considerando luoghi di vita, lavoro ed esposizioni.

PM2,5, asma e BPCO: che cosa dicono i numeri

Il PM2,5 comprende particelle sospese nell’aria con diametro fino a 2,5 micrometri, capaci di penetrare in profondità nei polmoni. L’inquinamento atmosferico può contribuire alla comparsa dell’asma e peggiorare le malattie respiratorie già presenti.

Il documento scientifico richiama 8.917 ricoveri per malattie respiratorie attribuiti in Italia, nel periodo 2013-2015, all’esposizione a concentrazioni giornaliere di PM2,5 superiori a 10 microgrammi per metro cubo.

Un altro dato riguarda il lavoro: la quota attribuibile alle esposizioni professionali a vapori, gas, polveri e fumi è stimata nel 16% per l’asma e nel 14% per la BPCO. Queste percentuali riguardano l’insieme delle esposizioni professionali considerate, non esclusivamente il PM2,5, e descrivono un fenomeno a livello di popolazione.

Asma e BPCO: due malattie differenti

Nell’asma, i bronchi si infiammano e si restringono, provocando episodi di tosse, affanno, respiro sibilante e senso di oppressione al petto. I sintomi variano nel tempo e possono essere controllati con terapie adeguate.

La BPCO, cioè broncopneumopatia cronica ostruttiva, comporta invece una limitazione persistente del passaggio dell’aria. Può manifestarsi con tosse cronica, catarro e difficoltà respiratoria durante gli sforzi. Il fumo è un fattore di rischio fondamentale, insieme ad altre esposizioni nocive. Le cure possono migliorare i sintomi e ridurre i peggioramenti improvvisi, chiamati riacutizzazioni.

Terapie personalizzate: la nuova frontiera della pneumologia

Tra i temi del congresso, le opportunità offerte dai farmaci biologici per specifici gruppi di pazienti. Sono terapie che agiscono su bersagli coinvolti nei meccanismi della malattia: scegliere il trattamento richiede quindi di comprenderne le caratteristiche nel singolo paziente.

Nell’asma grave, l’obiettivo discusso è la remissione clinica, una condizione di controllo stabile della malattia con sostanziale assenza dei sintomi. Anche per la BPCO, il confronto sulle nuove terapie conferma l’importanza di individuare i pazienti che possono beneficiarne.

Intelligenza artificiale e cure più vicine alle persone

L’intelligenza artificiale è stata affrontata come possibile supporto alla scelta delle terapie, all’analisi delle immagini e al monitoraggio. La prospettiva è utilizzare i dati per rendere più mirate le decisioni cliniche, mantenendo centrale la valutazione del medico.

Sul piano organizzativo, il congresso ha discusso una rete per il trapianto polmonare che colleghi i centri specializzati alle strutture regionali e territoriali. Il modello proposto, definito Hub & Spoke, affiderebbe ai centri di riferimento le attività più complesse e avvicinerebbe parte dei controlli al luogo di vita del paziente.

La qualità delle cure respiratorie dipende dalle terapie, dalla prevenzione e dalla capacità di accompagnare le persone nel tempo. Conoscere ciò che respirano è parte di questo percorso.

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