Retinite pigmentosa, PRKCZ è una nuova causa genetica

Uno studio internazionale coordinato da ISS, Bambino Gesù e Fondazione Bietti identifica alterazioni del gene in 13 persone di dieci famiglie. La scoperta può aiutare la diagnosi, ma non corrisponde ancora a una terapia specifica

Per alcune persone con retinite pigmentosa, la causa della progressiva perdita della vista potrebbe finalmente avere un nome: PRKCZ. Un gruppo internazionale di ricerca ha identificato alterazioni di questo gene responsabili di una forma ereditaria della malattia, caratterizzata da un esordio in età adulta.

Il lavoro è stato coordinato da Viviana Cordeddu, dell’Istituto Superiore di Sanità, Marco Tartaglia, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e Lucia Ziccardi, della Fondazione Bietti IRCCS, con il contributo di centri europei e statunitensi. Lo studio, pubblicato su JAMA Ophthalmology il 29 ottobre 2026, amplia la conoscenza delle cause genetiche della degenerazione retinica.

Che cosa ha scoperto lo studio sul gene PRKCZ

Attraverso analisi genetiche e valutazioni cliniche, i ricercatori hanno individuato varianti di PRKCZ in 13 persone appartenenti a dieci famiglie non imparentate tra loro. I risultati indicano una forma di retinite pigmentosa a trasmissione autosomica recessiva: nelle persone studiate, le alterazioni interessavano entrambe le copie del gene.

Nella maggior parte dei casi la malattia appariva limitata agli occhi. L’esordio in età adulta e l’assenza di altri familiari con una diagnosi evidente possono rendere più difficile riconoscere l’origine ereditaria del disturbo.

La scoperta permette quindi di attribuire una causa genetica a casi che, fino a oggi, potevano rimanere senza una spiegazione molecolare, cioè senza l’identificazione dell’alterazione del DNA responsabile.

Retinite pigmentosa: i sintomi e l’evoluzione della malattia

La retinite pigmentosa comprende un gruppo di malattie genetiche che danneggiano progressivamente i fotorecettori, le cellule della retina che trasformano la luce in segnali utilizzati dal cervello per vedere.

Tra i primi sintomi possono comparire la difficoltà a orientarsi al buio o in ambienti poco illuminati e la riduzione della visione laterale. Con il tempo, il campo visivo può restringersi fino alla cosiddetta visione a tunnel, nella quale rimane soprattutto la capacità di vedere ciò che si trova davanti a sé.

Possono manifestarsi anche fastidio alla luce, maggiore sensibilità all’abbagliamento e difficoltà a distinguere i contrasti. Nelle fasi avanzate può essere coinvolta la visione centrale. L’andamento, tuttavia, varia in base alla forma genetica e alle caratteristiche della singola persona: non tutti i pazienti seguono lo stesso percorso.

Il ruolo della proteina PKC zeta nella retina

Il gene PRKCZ contiene le istruzioni per produrre la proteina PKC zeta, indicata anche come PKCζ, coinvolta nella regolazione di diversi processi cellulari.

Gli esperimenti su cellule hanno mostrato che le varianti associate alla malattia compromettono una specifica versione della proteina. Sono emerse alterazioni nella formazione delle ciglia cellulari, piccole strutture che svolgono diverse funzioni, e nell’organizzazione dei mitocondri, fondamentali per la produzione di energia.

Questi risultati aiutano a ricostruire i meccanismi attraverso i quali le alterazioni genetiche possono contribuire alla degenerazione della retina. Restano necessari ulteriori studi per chiarire tutti i passaggi coinvolti.

Che cosa cambia per la diagnosi e per le famiglie

Il primo possibile beneficio riguarda la diagnosi genetica della retinite pigmentosa. Considerare anche PRKCZ nelle analisi può consentire di trovare una risposta per alcune persone nelle quali i test precedenti non avevano individuato la causa della malattia.

Nella nota dell’ISS, Viviana Cordeddu sottolinea che una parte significativa dei pazienti rimane ancora senza una diagnosi molecolare. Identificare un ulteriore gene responsabile significa ampliare le possibilità di dare una spiegazione alla loro condizione.

Per le famiglie, conoscere l’alterazione coinvolta può inoltre rendere più precisa la consulenza genetica, aiutando a comprendere le modalità di trasmissione e a valutare eventuali approfondimenti nei familiari.

Le prospettive terapeutiche e i limiti della scoperta

Al momento non è disponibile una terapia specifica per la forma di retinite pigmentosa associata a PRKCZ. Lo studio ha indagato le cause genetiche e i meccanismi cellulari della malattia; non ha sperimentato un trattamento sui pazienti.

Marco Tartaglia evidenzia il valore di queste conoscenze per sviluppare strumenti diagnostici più accurati e orientare la ricerca verso interventi mirati. Monica Varano, direttrice scientifica della Fondazione Bietti IRCCS, richiama il ruolo della collaborazione tra gli istituti coinvolti nello studio delle malattie rare oculari.

Comprendere il difetto biologico è un passaggio necessario per cercare possibili terapie. Per stabilire se e come intervenire su questo meccanismo serviranno però nuove ricerche, senza poter indicare oggi tempi o risultati clinici.

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