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Guerra e pace fra Fornero e Patroni Griffi nel segno del ridicolo

ROMA – Il  governo è in confusione. Il ministro Fornero è davvero una spina del fianco della compagine guidata da Mario Monti, una mina vagante che sembra godere ad aprire sempre nuovi fronti di scontro con i sindacati, sfidando il Pd  che fa sempre più fatica ad  approvare leggi che i sindacati contrastano, respingono, con nuove manifestazioni.

L’esecutivo che già arranca sempre più  non ne avrebbe proprio bisogno.  Siamo nel bel mezzo di una bufera economica, di una crisi profonda che il miniustro Passera, sui collega, dice che circa 28 milioni di famiglie pagano il prezzo della recessione e lei che ti fa? Se la prende con il ministro della Pubblica Amministrazione perché nel disegno di legge che riguarda il pubblico impiego non ha inserito una norma che a lei piace tanto, il licenziamento dei lavoratori. Dalla prosa, si fa per dire, forneriana , ci pare, che non conosca neppure come questo mondo è composto. Lei, dal piglio antico, è rimasta a quelli che  portavano le mezze maniche.

 

Dettori( Fp Cgil):  atteggiamento irresponsabile  della prof.

Rossana Dettori, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil  non gliele manda a dire. Dice che le motivazioni che Fornero porta a sostegno dei licenziamenti  “ sono chiacchiere da bar” per poi dare ancora una stoccata: “ Sembra quasi non sapere che mentre parla del lavoro pubblico  sta indicando anche gli operatori della protezione civile, gli infermieri e i vigili del fuoco impegnati nei soccorsi in Emilia Romagna e che per questi lavoratori, in caso di inadempienza, esistono già regole ferree”.  Licenziamenti che, del resto, sono previsti n tutti i settori,con modalità che rispondono alle caratteristiche proprie dei diversi comparti. In realtà l’obiettivo del ministro del Lavoro è  portare un nuovo attacco all’articolo 18,per quanto si riferisce al reintegro.  E furbescamente va a colpire un settore, quello dei dipendenti  pubblici , sui quali pensa di ottenere il favore di una parte di opinione pubblica. Sempre Rossana Dettori spiega al ministro “L’art 18 è valido per tutti ma non può essere applicato a tutti allo stesso modo. È un concetto semplice, alla portata di tutti coloro che conoscono le leggi del nostro ordinamento e il funzionamento della pubblica amministrazione. Quello della Ministra del Lavoro è un modo populista e semplicistico di mettere gli uni contro gli altri, un atteggiamento irresponsabile. “

 

Lei fa l’offesa. Non dite che voglio licenziare
Fornero ,dopo aver gettato  il sasso, fa l’offesa per le tante critiche che le sono piovute addosso.,tenta di tirare la mano indietro. “Quello del pubblico impiego –  afferma  (bontà sua ndr)- non è un mercato. C’è una delega a un mio collega di governo, che si sta occupando di questo e io rispetto le deleghe date dal presidente. Detto questo  auspico che ci sia il più possibile parità di trattamento tra lavoratori del settore privato e lavoratori del settore pubblico, ma non si dica  che il ministro vuole libertà di licenziare i lavoratori del pubblico impiego”.  Bello quel “non si dica”, ci sembra di vederla con la bacchetta in mano, come si usava una volta quando ci si rivolgeva agli allievi, pronta a colpire le mani del ragazzo. Invece si deve  proprio dire.

Un comunicato  all’insegna della banalità

Ma non bastava in questa vicenda che sembra una delle comiche di un tempo che fu ,ci mancava il finale, la pace fra Fornero e Patroni Griffi. Una nota congiunta afferma. “ I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento,non l’unico”. Non è<necessario essere professori o gran commis dello Stato per dire che i “licenziamenti sono una sanzione”.  Ancora: “ “Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal Consiglio dei ministri è migliorare la Pubblica Amministrazione. Il secondo è renderla più efficiente. Il terzo è aumentare la sua produttività. Il quarto è fare in modo che sia più trasparente”. Una nota congiunta che merita solo una sonora risata. Banalità e ovvietà si tengono per mano.

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