TaorminaFilmFest. Rosi, Tornatore, maestri di magia. Video

TAORMINA (dal nostro inviato)  – Ancora una volta la kermesse cinematografica ha il  cuore nello splendido teatro greco, proscenio millenario tra eventi artistici e bellezza del mare e dell’ Etna.  Sin dai primi giorni il pubblico entusiasta e numeroso, ha dato un responso positivo ad un festival con presenze interessanti.

Nella cinquantanovesima edizione del Taormina FilmFest, modellata  su prime internazionali  come “Man of steel” (l’uomo d’acciaio) , si segnalano le “Tao Class”, momenti d’ incontro tra i protagonisti del mondo del cinema ed un pubblico di addetti ai lavori, fruitori , giornalisti e studenti .
Agli studenti viene interamente dedicata la sezione Campus, che si struttura attraverso una serie di incontri all’insegna del confronto con attori, registi, doppiatori, giornalisti e critici, autori, sceneggiatori e produttori, consentendo un approccio ancor più diretto rispetto alle Tao Class. Accade così di potere assistere,  con Mario Sesti nelle vesti di moderatore, agli interventi di due grandi della settima arte:  Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore, coautori del libro “Io lo chiamo cinematografo”, basato su aneddoti, episodi, ricordi  di uno dei maggiori registi italiani – Francesco Rosi –    riordinati da Giuseppe Tornatore che, nella sala congressi dell’Hotel Diodoro ha introdotto il novantunenne regista napoletano, in collegamento Skype.  
Rosi, regista di film quali “Salvatore Giuliano” ,”Le mani sulla città”, “Il momento della verità” , “Il caso Mattei”, “Lucky Luciano”, “Cadaveri eccellenti” ,”Cristo si è fermato a Eboli”, “Tre fratelli “, ha rimarcato come  lo spettatore debba riconoscersi in quel che accade sullo schermo;  come la realtà avvenga nel mostrare le immagini, mentre la verità si percepisca ad  una disamina  successiva. Tornatore si è addentrato nell’analisi stilistica di “Salvatore Giuliano” , pellicola in cui Rosi rinuncia alla logica cronachistica, narrando  attraverso flash-back (termine   odiato da entrambi). Per tal motivo il produttore Cristaldi ha definito il lavoro “un film non montato”, senza linguaggio tradizionale. Tornatore ha rilevato come il film , imperniato sulla figura di Giuliano, viva dell’apparente paradosso della mancata presenza del protagonista, che non compare nel lungometraggio se non attraverso il racconto degli accadimenti, lasciando all’intelligenza dello spettatore lo sviluppo cronologico-logico e la ricostruzione storica degli eventi. Rosi non ha seguito la cronaca giovandosi dell’attrazione mediatica del personaggio, ha dato una rappresentazione dei fatti che rimangono nel tempo a prescindere dalle revisioni storiche. Francesco Rosi ha spiegato un suo particolare vezzo: portava l’attore protagonista dal suo barbiere Amleto per fargli tagliare i capelli,  al fine di creare una complicità necessaria ad una collaborazione  sinergica.
Il pubblico ha fatto domande sul cinema in Sicilia, definita da Giuseppe Tornatore,   una regione che ha ispirato il maggior numero di film, avvalorando l’affermazione con  un pensiero di Sciascia :”Si è sempre fatto cinema in Sicilia perché la Sicilia è di per sé cinema”. Ossia,  la Sicilia è teatro di storie universali  che ben si prestano ad essere cinematograficamente  rappresentate. Paga però , secondo Tornatore, l’ assenza di produzioni significative locali, di strutture adeguate a valorizzare i talenti e a formare le maestranze. Inoltre si è mossa con estremo ritardo con le film commission ( che in altri luoghi stanno dando grandi frutti), per di più scontando il problema mafioso che si evidenzia nel pizzo chiesto alle produzioni. A enfatizzare il tutto vi sono amministrazioni locali miopi, non in grado di comprendere il valore della cultura cinematografica.
Come ha sostenuto Rosi la base di ogni progetto è la passione che rende prigioniero il regista e che  trova la sua liberazione solo nell’attuazione della narrazione filmica. Ma il supporto operativo rimane un elemento imprescindibile e fondamentale. Di esso ad esempio si è avvalso Tornatore ne”La migliore offerta”: l’insoddisfazione dei contesti in cui erano inseriti i personaggi,  ha fatto sì che il regista partorisse un progetto nuovo, con al centro la grande interpretazione di Geoffrey Rush.
Nel susseguirsi  di clip ed interventi si è colto il profumo di cinema, emanato dalla passione dei due registi,  che si riverberava  e arricchiva nei sogni degli studenti: il cinema una sana e vibrante magia.

Portella della Ginestra in “Salvatore Giuliano” di F. Rosi

Gianmaria Tesei

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