Idrogeno, transizione sostenibile

Le conclusioni del  Workshop idrogeno tenutosi alla Camera dei Deputati il giugno scorso.

È finita l’era del combustibile unico:mentre la richiesta di energia aumenta la risposta non può che essere in una combinazione di soluzioni, scegliendo fra le rinnovabili a seconda delle situazioni e delle opportunità offerte.

L’idrogeno oggi rappresenta solo il 2% della torta energetica, ma può giocare un ruolo importante in questo mix fino all’auspicato 25% per il 2050, a patto di puntare all’idrogeno verde, estratto, quindi, con energie rinnovabili dai composti naturali che lo contengono a partire dall’acqua e di abbatterne I costi di produzione,

Costi, oggi circa 4 volte superiori a quella dell’energia fossile, che obbligano a produrre quasi completamente idrogeno.nero e grigio, quindi basato su impegno di energie fossili. 

I primi 2 suggerimenti in questa direzione sono venuti nella scelta della fonte: certo l’acqua innanzitutto, ma anche idrocarburi e rifiuti visto che l’elettrolisi non è l’unica tecnologia utile.

Anche nei metodi estrattivi:certo  reforming,  fotocatalisi, fermentazione ed elettrolisi, ma anche biotech, con batteri geneticamente modificati ed enzimi, a partire ovviamente dalle idrogenasi.

Un aspetto.molto discusso ha riguardato il carattere di vettore energetico dell’idrogeno che ne evidenzi la proprietà di accumulabilità. La soluzione storica procede attraverso lo stoccaggio dell’idrogeno nelle fuel cell da utilizzare al momento dell’uso, superando così ad esempio il buco delle ore di buio ove si sia applicata la elettrolisi foto-catalizzata dalla luce solare.

Questa soluzione è stata confrontata con lo stoccaggio in metalli, a partire dal ferro con formazione di idruri ed in composti eterociclici a partire dal carbazolo, con reazioni reversibili idrogenazione/deidrogenazione.

Passando ai settori più sensibili alla transizione idrogeno, come  siderurgia, industria cartaria, chimica (fertilizzanti,raffinazione produzione alcool, ammoniaca) di certo si sono molto avvicinate, anche se molto c’è ancora da fare per migliorare l’economia di questa innovazione, a partire dalla scelta di tutti i materiali coinvolti.

Il settore più importante resta però quello del trasporto nel senso più ampio dall’autobus alle navi, dai droni agli aeromobili, dai treni ai moto

veicoli, anche perchè un immediato vantaggio è in termini di salute dei cittadini: l’aria più pulita consente di abbattere i costi oggi valutati in 1.450 euro/anno che ogni cittadino deve sopportare a seguito del convulso ed inquinato traffico urbano.

Un ulteriore punto che il Convegno ha posto all’attenzione di tutti fa riferimento al processo in atto nelle nostre società, ovvero la urbanizzazione che porta a concentrare nelle città la popolazione ed i relativi consumi (fino al 40%) ed emissioni (fino al 25%).

Questo consiglia nel lancio di una.nuova tecnologia verso un’articolazione delle infrastrutture relative nel territorio: e da qui la proposta della Filiera corta delle Hydrogen Valley coordinate con la rete Rete Nazionale dell’energia, come già avviene in Olanda, con un’attenzione alla valorizzazione di particolari realtà come i Borghi Storici ed i Siti Culturali.

Un’ultima importantissima raccomandazione: oggi i grandi progetti, e l’idrogeno lo è, hanno bisogno di una governance, non tanto nel senso tradizionale della parola, ma come metodo di lavoro e progresso, basato sulle conoscenze condivise e sulla circolarità del capitale umano.

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