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Quando “Il Giornale” raccontava lo “scandalo” di Sircana con i trans

A rileggere gli “scoop” del quotidiano allora diretto da Maurizio Belpietro il riso è irrefrenabile. Contro Sircana venne riportato anche un articolo della Convenzione dell’Onu contro la prostituzione, che è in vigore anche oggi

C’è privacy e privacy. Quegli stolti che ritengono che l’intimità della vita privata delle persone  vada tutelata ad ogni costo sono, appunto, degli stolti. Perché manca un verbo: dipende. Nella filosofia esistenziale dei quotidiani di Arcore, infatti, tutto dipende. La privacy è privacy, e dunque occorre difenderla anche a costo del ridicolo, quando c’è di mezzo Lui. Poco importa cosa faccia (frequentazione di minorenni, di escort, bunga bunga): il fatto è che Lui può. E quindi la difesa della privacy dipende.

Nel 2006, il portavoce del governo Prodi, Silvio Sircana, fu beccato mentre si fermava di fronte ad un transessuale a parlare. Di che? Non si sa ma non è importante. Importante è che i nobili inviati de “Il Giornale” si buttarono sulla preda come sanno fare soltanto dei giornalisti di razza, producendo un’inchiesta clamorosa. Intervenne con un articolo al fulmicotone il razziatore di partigiani Giampaolo Pansa – sì, proprio lui, quello che in gioventù era stato un giornalista “de sinistra” – con uno dei suoi celebri incipit: “Dimettersi. Questo dovrebbe fare Silvio Sircana, il portavoce del premier Romano Prodi. Prima lo farà e meglio sarà per lui e per il presidente del Consiglio. Mi spiace di essere tanto secco con un bravo professionista e un uomo per bene. Però non so come Sircana possa continuare a svolgere il suo ruolo con serenità. Anche perché si trova nella situazione di un atleta che, mentre corre, viene investito da un camion. Certo, l’atleta può rimettersi in piedi. Ma non sarà più in grado di gareggiare come prima” (“Il Giornale”,  23 marzo 2007).

Naturalmente, quando si ha un caso così grosso per le mani, i direttori utilizzano il meglio sulla piazza. Ed il meglio, nel quotidiano di Arcore (allora diretto da Maurizio Belpietro) non potevano che essere Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi, ottimi segugi unidirezionali. I prodi (senza p maiuscola) seguono il percorso delle foto scandalose del portavoce unico del governo di centro-sinistra e scoprono che sono state pagate 25 mila euro dalla Rcs per il settimanale “Oggi”. Naturalmente, l’house organ del Cavaliere non spinge tanto sul fatto che Sircana possa frequentare transessuali ma sulla minaccia incombente che possa essere ricattato. Titolo: “Il viaggio delle foto di Sircana nella notte dei tre paparazzi”. Il reportage fotografico avrebbe portato la Procura di Potenza a ipotizzare, scrivono i due prodi (senza p maiuscola) che Sircana potesse essere “destinatario di un potenziale ricatto”. La scoop riesce più o meno come quello della casa di Montecarlo per Fini: cento bolle di sapone.

Ma il capolavoro di ipocrisia de “Il Giornale” si ha qualche tempo dopo, con un articolo in cui si ricorda a Sircana che frequentare prostitute costituisce una palese violazione di un codice etico non scritto per un funzionario pubblico. Oggi viene da ridere a leggere questo articolo, il quale ricorda perfino la Convenzione delle Nazioni Unite sulla soppressione del traffico di persone: “La prostituzione e il male che l’accompagna, cioè la tratta degli esseri umani, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona e mettono in pericolo il benessere dell’individuo e della società” (“Il Giornale, 24 marzo 2007). A condizione, si capisce, che a frequentare prostitute sia un personaggio del centro-sinistra.

Davvero incomparabile. Chissà se le norme della Convenzione dell’Onu risuonano ancora nei ricordi degli smemorati de “Il Giornale”, proprio oggi, quando la pasionaria Daniela Santanchè strepita contro le “porcate” di “Repubblica” volte contro il suo povero Silvio. Lui, d’altronde, non c’entra nulla con tutte queste meschinità. A Lui piacciono le donne, mica è un gay.

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