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Mara Carfagna, dai pettegolezzi alle dimissioni

La ministra starebbe pensando di lasciare governo e partito a causa delle polemiche che la vedono contrapposta ai vertici del Pdl in Campania, mentre Berlusconi sta pensando a creare un nuovo partito, o meglio, ramo d’azienda

ROMA – Il lancio dell’Ansa è clamoroso. Il ministro della pari opportunità, Mara Carfagna, sarebbe sul punto di abbandonare governo e Pdl. La notizia è talmente clamorosa che i grandi quotidiano la battono senza riuscire a comprendere cosa stia accadendo alla bella ex show girl berlusconiana.

La principale agenzia giornalistica italiana non fornisce approfondimenti, limitandosi a suggerire che le dimissioni dovrebbero attribuirsi a “insanabili contrasti con i vertici campani del partito e per ”l’incapacità” dei coordinatori nazionali del Pdl di affrontare i problemi interni al partito in Campania”.

Soltanto ieri, la ministra aveva avuto un salace battibecco con Alessandra Mussolini alla Camera dei deputati. L’altrettanto procace nipotina del duce, vedendo Mara in dolce conversazione con Italo Bocchino (suo antico mèntore), l’aveva fotografata, gridando al complotto contro Silvio Berlusconi. Mara non era stata meno piccata: “La collega Alessandra Mussolini è, evidentemente, in crisi d’astinenza da visibilità. E, come le capita spesso, urla al fine di attirare l’attenzione, senza badare troppo a quello che dice”.

Oggi, i toni sembrano più distesi. Bocchino incontra Mariastella Gelmini e l’abbraccia. Mara li vede e li fotografa, scherzando su quanto accaduto soltanto ieri. Ma, in realtà, il ministro per le pari opportunità non è più così serena come sembrava. La situazione del Pdl – spaccato fra coloro che ne reggono le sorti e quelli che vorrebbero superare il triunvirato Bondi-Verdini-La Russa – l’ha evidentemente portata a ripensare a tutta la sua carriera politica, fino al punto di voler lasciare partito e incarico di governo.

Si sa che Mara è fortemente critica verso il coordinatore regionale campano Nicola Cosentino, sotto inchiesta per concorso esterno in associazione camorristica (i pm napoletani ne avevano chiesto addirittura l’arresto, negato dal Parlamento) e la sua gestione del partito berlusconiano. Anche ieri, in relazione alla competenza nella gestione del termovalorizzatore, la decisione presa dal consiglio dei ministri di attribuire poteri commissariali al solo governatore regionale Caldoro, aveva sollevato la protesta di Cosentino e di Edmondo Cirielli (presidente della provincia di Salerno). Poi, dopo che Cosentino aveva tenuto un consiglio di guerra con i suoi fedelissimi (Amedeo Laboccetta, Mario Landolfi, il presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro, e Giuseppina Castiello), il consiglio dei ministri ha fatto un passo indietro, lasciando comunque il coordinamento nella gestione del termovalorizzatore anche alla provincia, per quanto di concerto con la regione.

Decisione che non sarà affatto piaciuto alla Carfagna. La ministra punta a diventare sindaco di Napoli e potrebbe farcela ma c’è l’ostacolo di Cosentino che, nonostante le inchieste della magistratura, mantiene con il pugno di ferro il partito nella sua regione, perché evidentemente Berlusconi non può fare a meno di lui.

E così, la bella ministra, dopo aver patito innumerevoli pettegolezzi sulle sue fortune politiche (ancora in corso la querela per diffamazione che ha intentato a Sabina Guzzanti per le parole che le riservò durante la manifestazione romana contro il governo Berlusconi nel luglio 2008 a piazza Navona), dopo essere stata accusata di non avere la statura di donna di governo ma soltanto l’avvenenza, ora sarebbe sul punto di lasciare tutto e tutti. Un altro pezzo di berlusconismo che si starebbe staccando dal suo iceberg in un momento di profonda lacerazione. E intanto il capo dei capi starebbe pensando a fare un nuovo partito, o meglio, un nuovo ramo di azienda, cambiando nome al Pdl. Probabilmente, lo farà di nuovo mentre sta scendendo dalla sua auto. Un’altra prova delle sua fedeltà ai principi di democrazia e partecipazione.

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