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Berlusconi lancia il suo programma eversivo. Mordacchia a Consulta e magistrati

ROMA – Non ha mai smesso di pensarlo, nemmeno nei momenti difficili del distacco di un pezzo del suo partito-azienda. Ed ora che si sente sicuro di avere nuovamente una solida maggioranza nelle due Camere è tornato all’attacco. Il suo è l’obiettivo di sempre, rendere inoffensivi i pubblici ministeri e i giudici costituzionali. Si tratta, come appare evidente a chiunque, di un progetto eversivo e golpista e forse per questo, per avere più propellente, ha imbarcato i gerarchi più duri, quelli che si raccolgono intorno a Francesco Storace, oramai esausti dall’astinenza di poltrone, dopo la disastrosa parentesi del governatorato del Lazio.

Ma, nello stesso tempo, il Berlusconi eversore mostra tutta la sua debolezza, secondo quella legge che gli analisti più onesti hanno da tempo individuato: maggiori sono le responsabilità penali che emergono dalla sua vita ambigua e border-line e più forte si fanno i suoi propositi piduisti e autoritari. Se i pubblici ministeri non avessero fatto il loro dovere, indagandolo e cercandolo di processare, probabilmente il Caimano sarebbe sempre apparso con la sua maschera di finta bonomia e di larga generosità verso tutto e tutti.

Le solite accuse alla sinistra e ai pm

Ora che si sente più forte e che probabilmente lo è, dopo la campagna acquisti di parlamentari, torna a ribadire le sue convinzioni: sono sedici anni che la “sinistra e i pm cercano di farmi fuori” ma non ci riusciranno, afferma. Per questo è necessario introdurre dei correttivi, che poi sarebbero il processo breve (impunità per tutti) e addirittura una modifica del ruolo rappresentato dalla Corte Costituzionale. Secondo Berlusconi non è possibile che una legge approvata dal Parlamento venga impugnata sempre dai pm e poi abrogata dai giudici costituzionali che sono, nella maggior parte, della sinistra. Il Caimano non ha detto cosa vorrebbe fare ma è evidente che la cosa migliore per lui sarebbe l’abolizione della Corte. Il Parlamento nelle sue mani non deve avere ostacoli sul cammino delle norme che servono a lui. Come scrive Michele Ainis “nel suo modello di democrazia plebiscitaria soltanto il popolo può revocargli il bastone del comando” ma lui lavora sul popolo in modo tale che quel bastone non glielo leverà. Telegiornali e informazione influiscono su più della metà degli italiani (poco istruiti e che non hanno alcun rapporto con le fonti scritte), molti dei quali sono spinti a non votare ma che, nelle ultime settimane di campagna elettorale, finiscono per decidersi di farlo ascoltando le perorazioni dalle sue televisioni.

Un’immensa ricchezza e potere personali

Quanto sia letale Silvio Berlusconi per la democrazia italiana lo si può dimostrare proprio nei momenti di difficoltà, che riesce a superare non perché è un genio della comunicazione o della politica, come i suoi stolidi seguaci asseriscono, ma perché è dotato di un’immensa fortuna economica che, oltre a dispensare a centinaia di giovani ed avvenenti donne che ne soddisfano la brama sessuale, utilizza per acquistare i voti dentro e fuori del Parlamento, per produrre influenze, dispensare favori e utilità, posti di lavoro, ipotesi di successo. È una forza distruttiva che ora può di nuovo alimentarsi di un nuovo consenso, se gli riuscirà di sedare i malumori vaticani e di conquistare il voto degli indecisi (secondo alcuni sondaggisti, intorno al 35%). Peraltro,  è un fattore di perenne inquinamento dei meccanismi democratici, come hanno dimostrato le intercettazioni delle telefonate fra lui e l’allora direttore della fiction Oliviero Saccà in cui il Caimano spiegava i suoi propositi di fare fuori il legittimo governo Prodi con manovre come al solito basate sulla concessione di favori e lavori e l’impiego di donne compiacenti. Un pericolo, dunque, sia quando è Presidente del Consiglio, sia quando è capo dell’opposizione.

Il ribaltone al contrario va bene

La proprietà dei mezzi di informazione gli consente di architettare operazioni che, fatte all’inverso, sono cannoneggiate come “ribaltoni” antidemocratici e golpisti. Se un gruppo di deputati lo abbandona per appoggiare un altro governo dove lui non c’è, ecco che allora si scatenano i titoli dei telegiornali contro il tradimento del voto degli italiani. Se invece una ventina di Scilipoti qualsiasi passa dall’opposizione alla maggioranza, allora nessun “ribaltone golpista” ma semplicemente un “operazione di responsabilità” di persone che hanno compreso qual è il bene del Paese.

Seguendo i frutti della sua enorme potenza, questo uomo potrebbe conquistare, nel 2013, il Quirinale, dopo aver vinto le elezioni. A quel punto, davvero, i cittadini italiani si ritroverebbero su un mucchio di macerie istituzionali, che seppelliranno qualsiasi libertà civile.

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