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Berlusconi sotto processo. Ed ora le elezioni anticipate, con Bossi ago della bilancia

ROMA – Il fatto che un giudice per le indagini preliminari, con una sua decisione, possa aver indirettamente quasi fissato la data per le elezioni anticipate è un fatto che dimostra la profonda malattia del corpo politico italiano. Soltanto nel nostro Paese, infatti, poteva accadere che una decisione eminentemente politica come quella di sciogliere le Camere e indire i comizi elettorali potesse essere influenzata con tale forza da un decreto giurisprudenziale. Ma è la realtà dei fatti, da quando, nel 1994 (una data infausta che regnerà a lungo nei manuali di storia contemporanea), il peggiore leader di partito dopo Mussolini ha preso il potere e lo ha mantenuto, con un intervallo di sette anni, producendo effetti disastrosi all’economia e alla credibilità di questo Paese.

Perché a questo porterà quasi sicuramente la decisione del Gip milanese di processare con rito immediato Silvio Berlusconi per induzione alla prostituzione minorile e concussione. Il premier, infatti, non ha molte frecce al suo arco per stoppare il processo che si aprirà il 6 aprile prossimo. Non potrà intervenire sulla legislazione (nessun decreto legge passerebbe la tagliola del Quirinale), né sfruttare le norme “ad personam” che già albergano sciaguratamente nel nostro sistema. Gli avvocati probabilmente saranno inermi e messi da parte e sarà fatta avanzare l’artiglieria pesante, i Ferrara, i Sallusti, la Santanchè. I telegiornali di regime saranno diretti all’unisono in difesa dell’imputato in una campagna elettorale che si annuncia la peggiore, per violenza e aggressività, dal 1948 ad oggi.

L’unico strumento oramai in mano al Caimano è, appunto, sperare che il suo elettorato gli fornisca di nuovo la fiducia, assegnandogli ancora una volta lo scettro del comando senza controlli. Ma per far questo ha uno strenuo bisogno di Umberto Bossi e della Lega, il cui atteggiamento, da oggi, potrebbe cambiare. Abbiamo già scritto nei giorni scorsi che, al partito padano, non conviene per niente convivere politicamente ancora con Silvio Berlusconi. Proprio ieri Pierluigi Bersani ha intercettato questa considerazione praticamente offrendo alla Lega un patto per portare a compimento in tempi brevi il federalismo, con una significativa intervista che appare oggi sulla prima pagina della “Padania.

L’abbandono di Berlusconi da parte di Bossi sarebbe sufficiente per archiviare definitivamente il berlusconismo, con le sue propaggini farsesche e puttaniere, un regime politico che ha condannato inesorabilmente l’Italia sul palcoscenico internazionale, avviandola verso un pericoloso declino economico e sociale.

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